Esistono mussulmani che non osservano il “ramadan”?

Prendo spunto da una domanda che ha posto un’utente di facebook. Una domanda interessante, perché è indice della percezione del monolitismo dell’islam. Come per molte altre cose, l’aspetto esteriore della pratica islamica in realtà sta a significare altro. Soprattutto se si tiene conto del fatto che il digiuno del mese di ramadan è un’imposizione ideologica che in alcuni paesi si estende anche a chi mussulmano non è.

Io stesso ho amici mussulmani che non rispettano il ramadan. Anzi, diciamo che se ne sbattono altamente della religione e di tutti i suoi precetti assurdi. Il fatto è che non sono questo genere di persone, che, vivendo in un paese libero ed in una comunità laica e multireligiosa, stabiliscono che cos’è il ramadan o quali precetti possano o debbano essere osservati e quali invece no. Quando ci sono un centinaio di TV satellitari che bombardano i fedeli con giornate intere di propaganda religiosa e di letture cantilenanti del Corano, è molto difficile riuscire a fare di testa propria fra gente che ragiona come se condividesse lo stesso cervello bacato all’interno di una comunità che sembra vivere arroccata e in stato d’assedio.

Uno dei tanti problemi della tolleranza occidentale è che in Europa è ormai di casa anche l’integralismo religioso: quello che si diffonde nelle comunità islamiche che non sono emarginate, ma si ghettizzano da sole e nei cui quartieri le donne debbono andare in giro obbligatoriamente velate. È in situazioni come quelle che si ha la percezione, illusoria, del monolitismo islamico. In realtà, dove si vedono troppe donne velate, significa che lí vige un’interpretazione fondamentalista del Corano e dell’islam che si basa su precetti cosí antichi e radicali dei mullah che è come se il tempo si fosse fermato a 1000 e piú anni fa. Lí, cioè qui in casa nostra, il ramadan è legge e non un semplice rituale la cui osservanza è oggetto di una scelta consapevole. Chi vive in quelle comunità, anche nella libera Europa, non è piú libero di interpretare l’islam in modo diverso e ancor meno è libero di non seguirne affatto i precetti o di comportarsi secondo coscienza.

La stupidità degli Europei consiste nell’aver dato cittadinanza anche all’islam radicale, sia sunnita che sciita, fondato su precetti arcaici ed inconciliabili con la nostra cultura e la nostra tradizione. Cosí facendo, gli Europei si sono resi colpevoli di aver consegnato in ostaggio ai piú integralisti, oltre a coloro che dell’islam non ne vogliono piú sapere, anche tutti coloro che aspirano alla costruzione di un islam piú aperto, pacifico e liberale. E non soltanto è stato importato il peggio dal mondo islamico, senza che i mussulmani al proprio paese mettano in pratica lo stesso rispetto per la cultura e le tradizioni altrui, ma si è concesso loro di praticare uno stile di vita alternativo che è in conflitto con le nostre usanze e leggi e si è dato loro il permesso di predicare intolleranza anche in casa nostra in nome della libertà di pensiero e di fede.

Il caso di tolleranza piú imbecille e sprovveduta di cui ho letto è quello di una fabbrica del Veneto, in cui si è concesso uno spazio ai mussulmani perché venisse adibito a moschea e in cui i turni di lavoro durante il ramadan vengono impostati in modo che i mussulmani osservanti pratichino i loro riti. A parte il fatto che si tratta di un caso di flagrante discriminazione a favore di alcuni che dovrebbe essere sanzionato per legge, fare questo genere di concessioni è un suicidio culturale i cui effetti si ripercuotono ben oltre le pareti della fabbrica ed investono tutta la comunità circostante. A questo punto, non si tratta piú di un discorso di libertà, visto che i mussulmani in casa propria già sono liberi di fare come vogliono. Qui ormai si è giunti alla concessione di privilegi ad una comunità di persone che seguono una religione che è in conflitto coi nostri principi e valori fondamentali. Una religione che è famosa per tutto tranne che per la sua tanto decantata quanto immaginaria ed immaginifica tolleranza, che i mussulmani osservanti stentano a dimostrare tanto ai propri confratelli quanto a tutti coloro che mussulmani non sono. Sembra sempre che siamo noialtri che dobbiamo far sfoggio della nostra apertura mentale e del nostro rispetto verso gli altri, anche se questa, oramai, tolleranza non è piú, perché è diventata una forma di favoritismo e di parzialità nei confronti di persone di cui temiamo il giudizio e la reazione.

Al giorno d’oggi, con la scusa di tenerci cari gli elementi meno disposti all’integrazione, si impedisce ai mussulmani che non vogliono piú essere tali o che non ne vogliono sapere di digiuni e di 5 preghiere rituali al giorno di non praticare l’islam o di fare secondo coscienza. Perché fra mussulmani non si è mai liberi né di lasciare né di tralasciare l’islam: questo deve essere chiaro. Ma lí dove i mussulmani sono minoranza, dove non godono di privilegi speciali e dove non vivono in un ambiente familiare permeato di fanatismo e violenza, esiste qualcuno che del ramadan se ne impippa e non rinuncia neanche ad un goccio di vodka.

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