Scoperto il gioco sporco di facebook.

AGGIORNAMENTO: OGGI 11 OTTOBRE 2012 LA PAGINA con 1000 E PIÚ SIMPATIZZANTI DEL TERRORISMO ISLAMICO CHE ERA SEMPLICEMENTE STATA RESA IRRAGGIUNGIBILE DALL’ITALIA NON SEMBRA ESSERE PIÚ ONLINE. ESISTONO TUTTAVIA ALTRE PAGINE JIHADISTE PRO SARAYA AL-QUDS, ABU SAYYAF E ALTRI CHE RIMANGONO INTOCCATE SUL SOCIAL NETWORK.

A quanto pare la nuova policy di facebook prevede il ban di ogni amministratore di qualsiasi pagina dove venga postato del contenuto non in linea con le regole della comunità di utenti stilato da facebook. Naturalmente, i community standards costituiscono una specie di patto leonino che mette l’utente nella posizione di essere punito con una sospensione dell’account, ovvero espulso, senza appello e senza verifica, dato che nessun amministratore o moderatore di facebook è raggiungibile in alcun modo per rendere ragione del provvedimento.

Dopo la palese violazione della privacy con la richiesta di inviare il numero di cellulare per eventuali verifiche, questa è l’ennesima delle prove che le corporation in buona sostanza se ne strafottono delle persone e che gli utenti di determinati servizi (solo apparentemente gratuiti) sono semplicemente numeri che servono a fini statistici e per generare profitto in quanto portafoglio di utenza da cedere o esibire. Nulla da ridire in tutto ciò, se la cosa fosse dichiarata apertamente. La sede di facebook a Milano, per esempio, non è adibita a risolvere i problemi della società con l’utenza, ovvero i comuni Tizio e Caio che aprono un profilo e si collegano ad amici e partenti, bensí ha il compito di procacciare insezionisti per il network. Infatti, le offerte di lavoro in facebook si rivolgono a venditori di spazi d’insezione. I vari Tizio, Caio e Sempronio ed i loro contatti servono solo come specchietto per le allodole al fine di vendere spazi pubblicitari sul network ad aziende per le quali gli utenti comuni sono soltanto potenziali clenti.

Da qualche tempo, di questa policy assurda, che viola la libertà di parola e che penalizza la libertà di espressione, ne fanno le spese tutti coloro che criticano l’islam e in ciò sono coinvolte anche persone che non sono responsabili dei post segnalati e cancellati. Recentemente, infatti, facebook ha iniziato a sospendere anche gli amministratori delle pagine in cui compaiono post che violano i regolamenti della comunità di facebook e va fatto notare che tali commenti incriminati possono essere postati da chiunque se la pagina non ha restrizioni di acesso. Un caso esemplare è stato il post di un’utente che riproduceva un commento privato di un altro utente, il cui contenuto era piuttosto neutro paragonato a tante altre cose che girano in rete, facebook compreso. Sono stati bannati sia coloro che hanno riprodotto il post che l’autore stesso, e quest’ultimo non per violazione diretta o indiretta della policy, ma per attribuzione del contenuto. Il post dell’autore è rimasto pubblicato sulla sua pagina e non è stato toccato, dato che è visibile solo ad un numero ristretto di persone.

Dato l’andazzo, da qualche tempo alcune persone si sono messe a cercare pagine facebook in cui si inneggia al jihad (la guerra santa dell’islam contro gli infedeli, per chi ancora non sapesse che cos’è) e non è stato difficile trovarle. Nonostante siano state segnalate, quelle pagine sono tuttora online, con la differenza che alcune semplicemente non possono piú essere raggiunte dall’Italia e solamente in apparenza sembrano essere state rimosse. Per darvi un esempio dell’espediente penoso ed indecente di facebook per proteggere certe persone che è meglio non qualificare, cercate direttamente la pagina

https://www.facebook.com/nasheed.jihad.nasheed.islamic?ref=ts&fref=ts

e non la troverete. Tuttavia basterà usare un server proxy anonimo che ci fa apparire connessi dalla Germania o dalla Francia ed ecco che la pagina ricomparirà esattamente come e dove era prima:

http://anonymouse.org/cgi-bin/anon-www.cgi/https://www.facebook.com/nasheed.jihad.nasheed.islamic?ref=ts&fref=ts

L’accesso tramite proxy anonimo significa, oltre a dimostrare la presa in giro delle segnalazioni che probabilmente nessuno valuta, che anche che i contatti a quella pagina NON POSSONO ESSERE RINTRACCIATI. Sarebbe invece interessante scoprire chi sono gli utenti simpatizzanti che inneggiano ad Abu Sayyaf, al MILF e ai terroristi islamici delle Filippine, un paese in cui di sicuro i mussulmani non sono affatto perseguitati, ma godono di privilegi che agli altri cittadini filippini di religione diversa non sono concessi (poligamia e divorzio, tanto per menzionarne due). Nelle Filippine, paese in cui i mussulmani sono a malapena il 5% della popolazione, addirittura l’acqua in bottiglia è ceritificata halal. Ma i nostri amici jihadisti, coperti da facebook, ritengono di doverli sostenere in nome di Allah e li mostrano con orgoglio armati fino ai denti mentre sono pronti a fare qualche strage di civili innocenti, magari in qualche chiesa di Mindanao, o a rapire qualche povero diavolo o a violentare qualche disgraziata.

Sarebbe interessante sapere chi c’è veramente dietro facebook, per scoprire con che maglietta gioca una volta per tutte.

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  1. Sono amministratore di 2 pagine che trattano l’argomento islam e purtroppo io e i miei colleghi ci troviamo quotidianamente a fare i conti con questo problema.
    Ban di massa su segnalazioni improbabili e utenze cancellate senza motivazioni.
    E’ evidente che dal quartier generale di Londra c’è qualcuno che usa due pesi e due misure ed è altrettanto evidente che gli islamici sono ben organizzati nei loro tentativi di eliminare quello che a loro non piace (d’altronde questa è la loro “cultura”)
    L’argomento è troppo importante per essere censurato e ne io ne i miei colleghi abbiamo intenzione di mollare nonostante le intimidazioni e le violazioni di FB e nonostante le costanti minacce più o meno credibili alle quali siamo sottoposti quotidianamente.

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