La compassione. Secondo la Repubblica Islamica d’Iran.

Il seguente è un articolo di Amil Imani, il celebre autore di Operation Persian Gulf (reperibile qui e qui) e Obama Meets Ahmadinejad (reperibile qui e qui). Tradotto e pubblicato con il permesso dell’autore. La pagina web dell’autore è qui.

 

Un esempio di quel che cominciò ad accadere con frequenza in Iran dopo la rivoluzione islamica.


 

Non è vero che la Repubblica Islamica d’Iran manca di compassione. Non è vero che la Repubblica Islamica impicca la gente senza un briciolo di compassione. Eccone la prova.

Di recente ho incontrato la Sig.ra M. ad una riunione di esuli iraniani tenutasi in un parco. Mi piacerebbe che anche voi conosceste questa anziana vedova che soffre di tutta una serie di disturbi cerebrali, neurologici e della vista. È una donna sola e senza patria che si sposta di ricovero in ricovero sulla strada per l’ultimo luogo di riposo cui tutti siamo destinati.

Un giorno terribile, la Sig.ra M. e suo marito vennero arrestati dagli agenti dell’IRI (Islamic Republic of Iran, NdT) nella città di Qazvin, con l’accusa di essere membri di una setta attivi nella propaganda della fede Baha’i. L’elenco di accuse comprendeva quelle di essere seguaci di un culto sovversivo, di essere in guerra contro Allah, di fare proselitismo e di essere agenti del Grande Satana e di Israele. Ai tre bambini della coppia fu risparmiato il carcere e vennero affidati ad altre famiglie baha’i della città.

Non è neanche vero che i fondamentalisti islamici non danno l’opportunità agli altri di redimersi e di vedere le cose alla maniera islamica. Innanzitutto, i chierici tentano, a modo loro, di far ragionare il malcapitato: gli offrono un allettante pacchetto di incentivi, fra i quali il rilascio immediato e l’opportunità di un lavoro sicuro, diventando cosí una celebrità locale da esibire in giro a beneficio degli altri infedeli. Affinché si renda conto dei due risvolti dell’affare, al malcapitato vien presentanta una lista di punizioni raccapriccianti che subirebbe qualora si rifiutasse di piegarsi. Questo oltre alla serie di offerte invitanti perché accetti di fare una cosa semplice come quella di abbracciare l’islam quale unica, vera e definitiva religione di Allah.

Nel caso del Sig. e Sig.ra M, tutti i tentativi delle autorità islamiche di far ragionare la coppia perché rinnegasse la propria religione e si convertisse all’islam, non ebbero successo. I due insistevano che la loro fede era il tesoro piú prezioso che avessero e che non c’era offerta o minaccia che potesse far sí che se ne privassero.

Le autorità islamiche si infuriarono nel constatare l’ostinazione della coppia e passarono al piano B, fatto di crudeli abusi psicologici e di violente torture fisiche: il tipico trattamento dell’IRI che riporta alla mente il peggio del periodo dell’Inquisizione dei secoli passati. Le autorità religiose si convinsero di aver usato molta pazienza, seppure senza risultati, nel persuadere la coppia a rinunciare alle sue credenze blasfeme e ad accettare l’unica e vera religione di Allah, l’islam. Esercitare la virtú della pazienza è un’atto estremamente commendevole secondo l’islam. Si dice: «Allah premia i pazienti con ricompense infinite». Eppure la pazienza delle autorità si esaurí e giunse il momento di trattare il Sig. e la Sig.ra M da blasfemi impenitenti quali erano stati giudicati.

Dopo diversi mesi di carcere, interrogatori e tentativi di persuasione venne il giorno del processo. Durante tutto quel periodo alla coppia fu negato di avvalersi dell’assistenza legale. Un mullah a malapena capace di leggere e scrivere condannò la coppia alla pena di morte per impiccagione durante un’udienza celebrata in fretta e furia. Tuttavia, la sentenza non fu applicata per molti mesi. Il Sig. e la Sig.ra M languivano in prigioni separate senza diritto a visite di alcun genere, né reciproche, né dei loro figli. Oltre alla condanna a morte per impiccagione con l’accusa di apostasia, nella stessa sentenza si disponeva che tutte le loro proprietà e i loro averi, inclusi i mobili di casa, fossero confiscati, in quanto privare un apostata dei suoi beni nell’islam è un’azione religiosamente lecita, halal.

Una volta che una persona viene dichiarata bestemmiatore impenitente dalle autorità religiose, lui o lei diventano il bersaglio di un’incessante persecuzione, poiché il kafir è visto come il nemico di Allah ed è dovere dei pii mussulmani punirlo in qualunque modo siano ispirati dal loro sadismo e dalla loro crudeltà. Va oltre le possibilità di questo resoconto descrivere dettagliatamente le torture prolungate che la coppia sofferse.

Non esiste alcuna informazione certa su ciò che accadde al Sig. M durante i lunghi mesi di prigionia prima che fosse impiccato. Sappiamo, però, che alla Sig.ra M, di tanto in tanto, veniva negata la sua razione di cibo. Fu costretta a sopportare lunghi periodi di sete nella calura infernale dell’estate. Periodicamente le veniva negato l’accesso al bagno per giorni. E nel frattempo veniva selvaggiamente picchiata dalle secondine. Il modo preferito dalla secondine di pestare la Sig.ra M era quello di colpirla con le padelle, anche se a volte usavano bottiglie di vetro, bastoni oppure i pugni. I pestaggi erano cosí violenti che in parecchie occasioni le usciva il sangue dagli occhi. Bernoccoli e ferite divennero routine, mentre agonizzava nell’attesa di essere impiccata.

Le secondine facevano del loro meglio per eguagliare e superare la brutalità dei secondini uomini. I mussulmani fanatici vengono sottoposti al lavaggio del cervello e indottrinati a credere che tormentare i miscredenti farà guadagnar loro punti davanti ad Allah. Sono seriamente convinti che quanto piú grandi sono le sofferenze che infliggono, tanto piú grandi saranno le loro ricompense oltremondane.

Mesi piú tardi, la Sig.ra M fu informata che la sentenza sarebbe stata eseguita all’alba del giorno seguente. Questa era l’ultima occasione che si presentava alle secondine di pestarla il piú violentemente possibile prima che morisse: erano determinate a trarre il massimo merito dal compimento del prorpio dovere religioso finché ancora potevano.

Il pestaggio che la Sig.ra M subí quel giorno fu talmente violento che perse conoscenza. Quando i boia arrivarono per impiccarla, non riuscirono a rianimarla. Si trovavano di fronte ad un grosso problema: come si fa ad impiccare una donna in stato di incoscienza che non riesce a stare in piedi?

Fu ordinata una sospensione dell’esecuzione. A tempo debito, la Sig.ra M riprese conoscenza, ma solo per passare molti altri mesi di orrende tribolazioni. In parecchie occasioni l’ordine di impiccarla fu riemesso, ma i violenti pestaggi subiti l’avevano distrutta sia nel corpo che nella mente. Non riusciva piú a reggersi in piedi. Riusciva a spostarsi soltanto trascinandosi. Le secondine non davano segni di cedimento nella loro cattiveria. In diverse occasioni inscenarono finte impiccagioni: si recavano alla sua cella e recitavano la Fatiha (la preghiera per i morti, NdA), le mettevano il cappio al collo, la tenevano sollevata per poi lasciarla cadere a terra di peso.

Finalmente, senza sapere perché, fu scarcerata. Era a malapena in grado di camminare. Non le fu dato di morire in un giorno soltanto, com’era morto il suo amato innocente marito. I demoniaci funzionari della Repubblica islamica fecero sí che vivesse una vita fatta di lenta morte quotidiana per il resto dei suoi giorni.

Il credo di questi fanatici islamisti è abbastanza semplice per quel che concerne le relazioni con le minoranze religiose, ovvero gli infedeli, che vivono fra loro: se non riescono a far cambiar loro la propria religione con le buone, allora gliela fanno cambiare con le cattive. E se ciò non funziona, con un proiettile nel cranio o un cappio al collo risolvono il problema.

Che cosa accadde ai figli della coppia? Tutti e tre ora sono in diverse parti del mondo. Un figlio è in Inghilterra, una figlia in Spagna ed un altro figlio in Texas. Ciascuno di loro fa del proprio meglio per sopravvivere e cominciare una nuova vita, grazie soprattutto alle nazioni infedeli e alle organizzazioni che accorrono in aiuto dei perseguitati.

I piú fortunati fra i perseguitati finiscono nei campi per rifugiati. Altri con maggior fortuna trovano il sostegno di organizzazioni e paesi ospitanti.

Esecuzioni in Iran. Spettacoli pubblici piuttosto frequenti cui il clero islamico ricorre per intimidire e tener soggiogata la popolazione.

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    • Purtroppo i baha’i sopportano questo stato di cose da piú di un secolo. La donna di cui si parla è stata fortunata, perché avendo un’età avanzata, non è stata stuprata come le ragazze baha’i che vengono incarcerate e si rifiutano di convertirsi all’islam. I loro aguzzini le violentano, perché secondo l’islam le vergini vanno in paradiso ed in questo modo quei folli son convinti che andranno all’inferno dopo che saranno state uccise o giustiziate.

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