Uno stregone convertito come presidente.

È comparsa sull’Huffington Post una notizia che riguarda alcune dichiarazioni a proposito di omosessualità pronunciate dal presidente del piccolo stato africano del Gambia. Secondo costui, l’omosessualità sarebbe peggio delle calamità naturali. E pure peggio dei peggiori difetti della natura umana. Dulcis in fundo, promette un’intolleranza da far rimpiangere il regime iraniano degli ayatollah

Yahya Jammeh.

Yahya Jammeh.

Il Gambia è un paese africano a maggioranza islamica e, chiaramente, nessuno si aspetta che in un paese africano, e per di piú islamico, ci siano molte persone di vedute aperte e obiettive in fatto di omosessualità. Se non altro perché, a causa di quelli che potremmo chiamare tabú culturali, già è improbabile che qualcuno possa essere di vedute aperte in fatto di sessualità in genere o in fatto di parità fra i sessi. Va da sé che questo punto dovrebbe stimolare la riflessione su che tipo di contributo culturale possano apportare individui provenienti da culture notevolmente ed innegabilmente arretrate al melting-pot europeo vagheggiato dai multiculturalisti. Soprattutto tenendo conto delle opinioni di chi certe popolazioni è chiamato a rappresentare quale primo cittadino.

Naturalmente, ci troviamo per l’ennesima volta di fronte all’evidenza di quanto sia determinante il peso della religione nella formazione della visione del mondo e della comprensione dell’essere umano di chi nasce in un determinato contesto. Questo modo esoticamente irrazionale di interpretare la vita e la realtà cozza fragorosamente con le posizioni e la formazione di chi, nato altrove, è cosciente di appartenere ad una civiltà che ha superato con discreto successo lo stadio della sottomissione al re che si impone come tale per grazia divina. Lascia tuttavia perplessi l’idea che esistano società in cui funziona ancora benissimo l’utile menzogna secondo la quale l’essere umano debba essere il suddito ubbidiente di una piramide di potere al cui vertice vi sarebbe una divinità dispotica e paternalista rappresentata in terra da sedicenti custodi ed interpreti della verità assoluta.

All’influenza dell’islam sulle idee del presidente gambiano, nato però cristiano, si aggiunge il fatto che il tasso di alfabetizzazione della popolazione gambiana è del 50%, media alla quale contribuisce l’analfabetismo del 60% della popolazione femminile. Che in queste condizioni di povertà ed ignoranza sia piú facile governare il paese con la forza, il paternalismo, il populismo e la religione è difficile da mettere in dubbio e l’evidenza dei fatti è eloquente. Chissà che la connivenza di Chiesa e sinistra in fatto di porte spalancate all’immigrazione clandestina in Italia non si basi proprio sulla prova provata che questi disperati riescono a credere a qualsiasi frottola si racconti loro. E sulla considerazione che al proprio paese, questa umanità di serie B, la si governa fra un colpo di stato e l’altro con un misero pasto al giorno e tanti calci in culo.

Yahya Jammeh è sostanzialmente un dittatore giunto al potere, per l’appunto, con un colpo di stato da lui stesso capeggiato. Lo si descrive particolarmente generoso e caritatevole e per favorire la pacifica coesistenza religiosa fra cristiani, una sparuta minoranza, ed i mussulmani, dona camionate di tacchini al Concilio Cristiano del Gambia. Soldi per gli altri e viveri per i cristiani: cosa che fa sorgere il sospetto che siano le minoranze in genere a passarsela male da quelle parti. Ciò nonostante, il gesto munifico (descritto dai quotidiani gambiani in lingua inglese come largesse, neanche stessimo parlando di un imperatore) è fonte di indubitabile consenso elettorale: da golpista, Yahya è divenuto presidente eletto democraticamente. Ammesso che sia possibile definire democrazia quella forma di governo in cui il consenso si ottiene distribuendo gratis pollo fritto o roba simile.

Yahya Jammeh è bigamo, dato che la sua nuova religione gli permette di contrarre piú matrimoni. La prima moglie, però, sembra non aver gradito le nuove nozze a sorpresa del marito e si dice abbia chiesto il divorzio. E qui verrebbe da chiedersi quanto onesto e morale possa essere un uomo che da un lato vilipende e minaccia una minoranza come quella omosessuale (già stigmatizzata dal tabú culturale della società africana) e che dall’altro, da cristiano tenuto alla monogamia, si fa mussulmano per poi diventare bigamo all’insaputa della prima moglie. C’è pure da chiedersi fino a che punto sia vero che Yahya Jammeh sta lavorando, come si dice, per garantire parità di diritti fra uomo a donna, quando lui stesso viola il principio di parità fra i sessi in nome e per mezzo della religione.

Per incredibile che possa essere, il presidente del Gambia s’è inventato anche uomo-medicina e avrebbe creato una frizione per il corpo a base di erbe e banane che cura l’AIDS. Avrebbe inoltre scoperto un infuso miracoloso che cura l’ipertensione in maniera definitiva e un trattamento per l’infertilità femminile. Il rappresentante dell’UNDP che ha espresso perplessità riguardo alle cure mediche alternative del presidente è stato cacciato dal Gambia senza tanti complimenti. Yahya, d’altro canto, non sopporta la presenza nel suo paese neanche delle organizzazioni per i diritti umani. Al governo di Yahya Jammeh sono imputati due massacri: quello di una cinquantina di cittadini ganesi e 10 rappresentanti dell’ECOWAS e quello di un migliaio di cittadini gambiani imprigionati ed avvelenati in un’azione mirata a sradicare la pratica della stregoneria, nella cui efficacia Yahya Jammeh crede per davvero.

Grazie al suo nuovo presidente, il Gambia ha reintrodotto la pena di morte, sospesa nel 1985. La libertà di stampa è repressa ed esprimere le proprie opinioni attraverso la carta stampata è già costata la prigione e l’espulsione a diversi giornalisti e la vita ad uno di loro, Deyda Hydara, il cui assassinio resta tuttora senza colpevoli. Il presidente Jammeh ha sostenuto pubblicamente che i giornalisti debbono essere ossequiosi ed ubbidienti nei confronti del regime, altrimenti possono andarsene all’inferno.

Ma non è tutto. Infatti, dopo il caso Obama, parrebbe un fatto di tendenza che il presidente di una nazione ricopra tale carica del tutto illegalmente, non avendo i requisiti fondamentali per l’eleggibilità. I genitori del presidente Jammeh non sarebbero cittadini gambiani, bensí senegalesi e, quindi, non sarebbe gambiano neppure lui. E, guarda caso, Jammeh è sostenuto proprio dal Senegal.

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