Perché l’islam non può essere interpretato male.

L’islam delle origini non conosce una dimensione spirituale. Muhammad, infatti, riceve la rivelazione islamica da eremita in una caverna per apprendere in seguito che Allah vieta sacerdozio e monachesimo e fa della guerra agli infedeli e del proselitismo un dovere assoluto. Una religione che non ha mai potuto né contemplare, né riflettere sul proprio dio, perché costui è assolutamente trascendente e totalmente altro dall’uomo (al punto che Allah non si degna mai di parlare direttamente al sigillo dei profeti, come viene definito Muhammad nell’islam), non ha potuto che sfociare nel legalismo e nel fanatismo. Le conseguenze di questa paralisi congenita del pensiero nell’islam si possono constatare tuttoggi: nel terrorismo, lí dove l’islam stenta a prendere il sopravvento, e nell’introduzione della shar’ia ai danni della laicità, lí dove l’islam è maggioritario.

L’islam non riesce ad affermarsi come religione. Esiste e resiste solo quando riassume i tratti originari di ideologia totalitaria e solo quando viene imposto con la violenza: con la polizia religiosa e la repressione di stato, oppure col terrorismo. Questo è l’islam politico, ovvero fondamentalista, ed è il tipo di islam che si va diffondendo anche in Occidente grazie ai convertiti. Testi alla mano, è l’unico islam ortodosso e fedele alla linea dettata piú di un millennio fa. È semplicemente ridicolo pensare che esista un islam diverso, dialogante ed irenico, in opposizione a quello sanguinario e feroce, e che la differenza fra le due varianti sia dovuta puramente ad una diversa interpretazione dei testi sacri. Perché se un testo viene interpretato in un modo e al contempo nel modo contrario, significa che il problema non sta affatto nell’interprete (come vogliono farci credere i fondamentalisti melliflui alla Tariq Ramadan), bensi nel testo stesso.

Muhammad non ha solo plagiato o persino scardinato i principi del cristianesimo e del giudaismo, in tal modo rendendo il dialogo con l’altro, il non-mussulmano, impossibile, se non addirittura una forma di apostasia. Per quanto i mussulmani possano negarlo, Muhammad si è fatto messia, ma non ha promesso né un regno dei cieli ai propri seguaci, né una terra promessa al proprio popolo. Invece, per mezzo di un colpo di stato, ha fondato una teocrazia islamica a Medina di cui si è proclamato monarca assoluto e sommo sacerdote. Ha tradito, plagiato, oppresso e perseguitato coloro che lo avevano accolto da esule. Da quel momento in poi ha ribattezzato le razzie dei beduini, prima, e le proprie guerre di espansione, poi, jihâd.

Ora, possiamo anche ammettere che il personaggio Muhammad di cui ci parla la tradizione islamica non sia mai esistito storicamente, ma il vero problema è che, con un mito delle origini di questo genere, è poco sensato insistere a voler sostenere che l’islam è una religione di cui qualcuno fa un cattivo uso politico.

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