Raymond Ibrahim parla della “riforma protestante” dell’islam.

Traduzione dell’intervista televisiva di Brian Lilley a Raymond Ibrahim, scrittore ed editorialista americano di origine egiziana. Il servizio si apre con una dichiarazione ai giornalisti del senatore repubblicano Marco Rubio sulla situazione in Iraq.

In corsivo fra parentesi quadre vi sono aggiunte del traduttore che rendono piú leggibile il testo dell’intervista.



US Sen. Marco Rubio: Continuo a dire che la situazione in Iraq è una crescente emergenza anti-terrorismo. Spero che la gente capisca che non si tratta di salvare l’Iraq o di salvare il governo iracheno o di costruire un paese in Iraq. Cioè, questo è un progetto a lungo termine per il popolo iracheno. Questo è un frangente che ha a che fare col controterrorismo che il nostro paese affronta e che peggiora ogni attimo che passa.

Brian Lilley: Il senatore americano della Florida Marco Rubio stava parlando poche ore fa della crisi in Iraq. I soldati in quel paese si sono scontrati duramente con il gruppo terroristico islamico conosciuto come ISIS. Il gruppo radicale islamista sta cercando di stabilire un califfato islamico ed ha già occupato larghe parzioni del nord dell’Iraq e della Siria.

Raymond Ibrahim è l’autore di “Crucified Again: Exposing Islam’s New War on Christians”. È qui con noi ora. Raymond, volevo che intervenissi, perché leggevo uno dei tuoi editoriali la scorsa settimana in cui parlavi della necessità di una Riforma islamica. Lo sentiamo spesso: l’islam si deve riformare, ha necessità di attraversare un momento di riforma protestante. E la tua risposta è stata: “è quanto sta accadendo e ciò è parte del problema”. Spiegacelo. Perché si sentono tantissime persone che lo asseriscono pur senza avere un’idea precisa della questione.

Raymond Ibrahim: Certo, certo, Brian. È un argomento interessante e sono contento che tu lo abbia sollevato. In sostanza, la mia tesi, quello che intendo dire, è che (come dicevi) molta gente pensa che appena l’islam avrà realizzato la sua riforma, in maniera simile a quella storica del cristianesimo, molto di quanto vediamo sparirà.

Quello che invece sostengo io, come facevi notare tu, è che quello che noi chiamiamo “islam radicale” è di fatto la riforma islamica. E ciò si comprende osservando le analogie che ci sono con la Riforma cristiana. La Riforma cristiana è stata innazitutto il prodotto, piú che altro, della stampa calcografica [che ha permesso di avere] la Bibbia a portata di mano e di aumentare l’alfabetizzazione della gente, la quale fu in grado di leggere la Bibbia e arrivò alla conclusione che quanto insegnava la Chiesa non aveva necessariamente a che fare con la Bibbia. Quello fu il nucleo della rivoluzione che fu in realtà letteralismo biblico.

Quanto sta accadendo nel mondo islamico, ed è un processo in corso da decenni, è che ora, nello stesso contesto [socioculturale], ci sono milioni di mussulmani che sono piú istruiti dei loro antenati. I corani ora vengono stampati, i mussulmani ora li hanno, mentre le cose nel Medio Evo non stavano cosí. Oggi i mussulmani leggono [i testi islamici] e, ovviamente, hanno scoperto che gli insegnamenti islamici contenuti nel Corano, negli hadith o gli insegnamenti del profeta Muhammad non sono quelli che l’islam moderato nel corso dei secoli (e ci sono state varietà di islam moderato), ha insegnato. Perciò quello che vediamo ora, che lo si chiami salafismo o islam radicale o islamismo o wahhabismo, tutte questo cose sono il prodotto del fatto che i mussulmani ora dicono: “Rigettiamo gli insegnamenti tradizionali e le conclusioni comuni a cui i giuristi e gli ‘ulamâ’ sono arrivati nel corso dei secoli e ritorniamo direttamente al testo”.

Lilley: Cose che una volta venivano tollerate ora sono… Dicono: “Fermi tutti! Questo è ḥarâm!” Stiamo parlando della libertà di culto, stiamo parlando del consumo di alcolici, persino da parte di infedeli che vivono fra di loro e cose del genere.

Ibrahim: Esattamente. C’era… Non direi che c’era una grande tolleranza in era medievale nel mondo islamico, ma si tentava di produrre una sintesi (è chiamata la sintesi medievale) che consisteva fondamentalmente in [sintetizzare due premesse opposte]: “La legge islamica insegna X” e “La realtà è Y” e si cercava di pervenire ad una sintesi che funzionasse [nel mondo reale].

Ma oggi si ha solo [l’idea che una cosa può essere soltanto] o bianca o nera. Ci sono i salafiti ed i fondamentalisti islamici a sostenere che l’islam insegna che, per esempio, colui che è nato mussulmano e vuole abbandonare l’islam per diventare cristiano o qualsiasi altra cosa, oppure ateo, deve essere giustiziato (come sappiamo a proposito di quella donna, Miriam Ibrahim, in Sudan). E questo, infatti, è un precetto dell’islam: è nei testi che sono alla base base dell’islam.

Cosí, come un riformista, un protestante della Riforma, soleva dire: “Non m’importa che cosa dice la Chiesa, voglio [che si faccia secondo] quello che dice la Bibbia”, un gran numero di queste persone dicono la stessa cosa: “Non ci importa del passato, non ci importa degli insegnamenti tradizionali. Questo è ciò che l’islam insegna e questo è quello che pratichiamo”. Ed è per tale motivo che è proprio questa la riforma islamica. Quello che, però, la gente non riesce a capire è che può anche avvenire una riforma, ma [la parola] riforma sta a significare soltanto che qualcosa cambia. Tuttavia, [la realizzazione di] quel cambiamento non significa per forza che esso comporterà qualcosa che noi o la nostra società o la civiltà occidentale consideri accettabile.

Lilley: Credi che quelli che sostengono quell’idea, lo facciano perché si dimenticano della storia sanguinosa della Riforma? Io sono stato nell’ex cattedrale cattolica di Glasgow in Scozia, ora cattedrale della Chiesa di Scozia, sul cui portale ci sono segni d’ascia e di proiettili. Sono cose che accaddero in tutta Europa. La gente dimentica quella [parte di] storia e pensa alla Chiesa unita di Cristo (United Church of Christ) che è tendenzialmente di sinistra, [e predica il] volemosebbenismo, [è per l’ecumenismo con] tutte le chiese cristiane. Ma non è proprio cosí che è cominciata la storia.

Antich fori di proiettile nelle mura dell'ex cattedrale cattolica di Glasgow.

Fori di proiettile risalenti ai conflitti fra cattolici e protestanti nel XVI secolo sono tuttora visibili nelle mura dell’ex cattedrale cattolica di Glasgow.

Ibrahim: Be’, quello che è veramente importante in ciò che stai dicendo è che puoi vederla anche come [la questione della] democrazia. Riforma della religione o democrazia. Qui in Occidente abbiamo un concetto molto naïf: “Andiamo in Medioriente e trapiantiamo lí la democrazia. Cosí nel giro di un decennio saranno esattamente come noi, di larghe vedute”. Naturalmente, come stai facendo notare, questo genere di processi, in realtà, durano decenni. [E nel frattempo] Ci sono spargimenti di sangue, violenza, sommosse, caos.

Ciò che diamo per scontato oggi in Occidente è stato il prodotto di secoli di guerre. La democrazia non è qualcosa che è stata portata negli Stati Uniti da qualche altro paese e poi ci siamo improvvisamente tutti trovati d’accordo [nell’adottarla come principio]. Parte della ragione per cui [è opportuno] discuterne, quando pensiamo al Medioriente, quando abbiamo quest’idea che li andiamo a liberare, come si suol dire, perché porteremo loro la democrazia e che da un giorno all’altro si presume che diventeranno democratici, [è che] tutto questo è ben piú che ingenuo e sconsiderato.

Abbiamo visto piú volte [che cos’è successo], sia quando siamo andati in Iraq che in Afghanistan, o (se andremo) in Siria, in Libia, in Egitto. In ciascuno di questi paesi, tanto per citare il mio test della cartina al tornasole sull’intolleranza islamica, che è la persecuzione dei cristiani, s’è vista una drastica riduzione in fatto di diritti umani delle minoranze religiose. Il che ci dice che l’ascesa dell’islam radicale, del jihadismo eccetera vanno di pari passo con la cacciata dei tiranni e dei dittatori. Ora, non sto certo promuovendo [l’idea di imporre] la dittatura nel mondo arabo. Ma bisogna anche essere realisti e cominciare a capire che Saddam Hussein e quelli come lui non hanno creato quelle società, ma che quelle società, per via della loro natura [intrinseca], generano il bisogno che arrivino al potere persone come Saddam Hussein. [E ciò è chiaro] Perché quando ci si libera di lui e si porta la democrazia se ne vedono gli effetti: dieci anni dopo, ci ritroviamo con un califfato islamico che aspira a diventare stato lí dove c’era Saddam Hussein.

Lilley: Pensavamo che non potesse andare peggio e, invece, parebbe proprio di sí. Raymond, è stato un piacere parlare con te. Faremo in modo che ci siano collegamenti al tuo articolo e al tuo libro sui social media. Grazie molte.

Immagini di propaganda dell'ISIS che mostrano la demolizione di una moschea sciita.

Immagini di propaganda dell’ISIS che mostrano la demolizione della moschea sciita Husayniyya di Tel Afar.

Incendio dell'arcidiocesi siro-cattolica di Mossul appiccato dai terroristi dell'ISIS.

Incendio dell’arcidiocesi siro-cattolica di Mossul appiccato dai terroristi dell’ISIS.

Annunci