Islam e fondamentalismo islamico.

Traduzione di un breve saggio di Michael Mannheimer che getta luce sull’artificiosa distinzione fra fondamentalismo islamico ed islam moderato. L’originale in tedesco è qui.

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In tempi di continuo terrore globale perpetrato in nome di Allah, il mondo non islamico si chiede se l’islam sia tendenzialmente una religione amante della pace, oppure se rappresenti un’eccezione fra le rimanenti religioni universali essenzialmente pacifiche. Nella speranza di comprendere questo fenomeno ambiguo di nome islam e di poterlo trattare dovutamente, le élites intellettuali ricorrono ad uno stratagemma per mezzo del quale suddividono l’islam in una corrente pacifica dei mussulmani moderati ed in una fondamentalista, cioè terroristica. La prima corrente è denominata islam, la seconda fondamentalismo islamico. Questa distinzione, però, è artificiosa e distorce la realtà del fatto che islam e fondamentalismo islamico non sono altro che le due facce della stessa medaglia.

 

Il dilemma.

Il nostro mondo si trova di fronte ad un vero dilemma. Esiste di fatto una religione chiamata islam che si definisce la religione della pace. Eppure da ben piú di un decennio la stragrande maggioranza degli attacchi terroristici in tutto il mondo è commessa in nome di tale islam e di tale religione di pace. Il numero di questi attacchi terroristici supera di gran lunga, per quantità e qualità, tutto ciò a cui ci si era abituati dal XX secolo in qua da parte di gruppi terroristici di sinistra e destra e, al momento, fare una stima è ancora quasi impossibile. Siamo oltre la decina di migliaia [di azioni terroristiche] e non se ne vede la fine.


Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11

Come può una religione di pace, si domanda il mondo, essere all’origine di tutte queste azioni terroristiche? Sbalorditi, non possiamo che prendere atto del fatto che quei terroristi si vestono come mussulmani, si comportano come mussulmani, che essi stessi si qualificano come mussulmani e che per lo piú compiono i loro omicidi con un «Allahu akbar!» sulle labbra ed il Corano in mano. Dobbiamo prendere atto, altrettanto sbalorditi, che i terroristi provengono addirittura dal cuore dei popoli islamici e non tanto da paesi che si definiscono fondamentalisti o in altro modo simile o che insistano per essere nettamente distinti dal punto di vista ideologico dai paesi islamici pacifici.

Insomma, non si possono riconoscere i terroristi mussulmani come tali in base al loro aspetto o alle loro azioni quotidiane e fare questa distinzione, evidentemente, non riesce neanche ai mussulmani moderati. Sennò, come si potrebbero spiegare le loro reazioni in seguito ad un attacco terroristico, quando immancabilmente scoprono con stupore che conoscevano benissimo il terrorista e che pregavano regolarmente con lui in moschea? Eppure apprendiamo dalla bocca dei mussulmani moderati che loro non hanno nulla in comune coi terroristi. E cosí ci si trova dinanzi ad un altro dilemma: se le cose stanno davvero in questo modo, ci chiediamo, dove sono mai le proteste di massa della maggioranza dei mussulmani che si definiscono pacifici?

Le élites in Occidente sembrano aver riconosciuto il problema e, in un certo qual modo, averlo aggirato: nella loro sagacia, distinguono i mussulmani pacifici da quelli intolleranti. I primi vengono ascritti all’islam, mentre i secondi al fondamentalismo islamico. I fondamentalisti, enfatizza quest’élite, sarebbero fanatici che hanno capito male la propria religione.

Tuttavia, dove di preciso stia la linea di confine fra le due correnti dell’islam, dove di preciso si possa distinguere l’islam buono dal fondamentalismo islamico cattivo, non sono in grado di dirlo neanche loro. Piú o meno com’è il caso dei mussulmani moderati che ci vengono a dire che non hanno nulla a che fare coi terroristi.

 

Esiste un islam occulto per i fondamentalisti?

Chi vuole comprendere i fondamentalisti ed i terroristi deve comprendere l’islam ed i suoi due piú importanti pilastri: il Corano e Maometto. Cosí si capirà perché il fondamentalismo è l’altra faccia della medaglia dell’islam. Islam e fondamentalismo islamico non sono due differenti correnti di una sola religione, delle quali una è pacifica e l’altra terroristica, come crede la maggioranza degli Occidentali. L’islamologo ed editore dell’Enciclopedia Internazionale dell’Islam Hans-Peter Raddatz scrive in proposito:

La visione islamica fondamentalista non rappresenta alcuna distorsione dell’islam, come spesso si suppone erroneamente, bensí deriva da una tradizione di estrema intolleranza (religiosa).

Anche l’islamologo Tilman Nagel sottolinea che una distinzione fra islam e fondamentalismo islamico è priva di valore epistemologico. Ciò, in parole povere, vale a dire che se anche ci fosse una qualunque differenza, essa sarebbe talmente marginale, che non se ne ricaverebbero nozioni di diverso tenore se dessimo per scontato che islam e fondamentalismo islamico sono la medesima cosa. Perciò, anche a parere di Tilman Nagel, islam e fondamentalismo islamico sono la stessa cosa.

I mussulmani moderati ed i fondamentalisti frequentano le stesse moschee. Leggono lo stesso Corano e venerano anche lo stesso Maometto. Non ci sono sure buone per i mussulmani pacifici e sure cattive per mussulmani fondamentalisti. Esattamente come non esiste un Maometto buono per i mussulmani pacifici ed uno cattivo per i fondamentalisti. C’è un unico Maometto, le cui parole ed azioni sono circostanziate fino all’ultima virgola negli hadith, cioè nelle testimonianze trasmesse delle parole, azioni, approvazioni, disapprovazioni e raccomandazioni del profeta. Questi hadith sono di libera consultazione nella stessa identica forma sia ai mussulmani moderati che ai fondamentalisti. E ci sono soltanto questi unici hadith. E, non esistendo un Corano occulto, non esistono neppure hadith occulti.

Alla supposizione che però tutto ciò possa anche esistere si potrebbe persino giungere, stando a sentire i benintenzionati ed i buonisti occidentali che non si stancano di dividere l’islam in due [correnti]: islam da un lato e fondamentalismo islamico dall’altro. Islam buono e islam cattivo. Senonché, tutti questi buonisti non sono ancora stati in grado di indicare la linea di demarcazione che separa le due versioni di islam in modo chiaro ed inequivocabile l’una dall’altra. Tentativi di farlo ce ne sono a iosa. Costoro credono che si potrebbe distinguere il buon mussulmano da quello cattivo in base all’atteggiamento e all’aspetto: colui che va alla moschea e prega, che ha un buon carattere ed è amichevole anche nei confronti degli infedeli, che non fabbrica bombe di nascosto ed è integrato nella società occidentale viene considerato un mussulmano buono e moderato. Chi invece va in giro con la barba lunga, ha il Corano sempre a portata di mano ed in segreto fabbrica bombe, chi pianifica attentati terroristici o li ha messi a segno personalmente, chi si isola dagli infedeli ed ha una cattiva indole, costui lo si annovera fra i mussulmani cattivi: i fondamentalisti.

Tuttavia una considerazione piú attenta fa capire che si tratta di un pregiudizio che ha poco a che fare con la realtà. Tant’è che Mohammed Atta, il principale attentatore della strage dell’11 Settembre 2001 era vestito all’occidentale e non portava la barba. Era un giovanotto timido, riservato e, comunque, educato e gentile. Cosí viene descritto da tutti coloro che lo conoscevano, compresi i suoi professori tedeschi e i suoi padroni di casa tedeschi. Eppure, ha pianificato a sangue freddo una strage senza precedenti di 3000 civili che lui ed i suoi complici avevano stabilito essere nemici dell’islam. Di converso, ci sono una quantità di mussulmani barbuti dall’aspetto tenebroso dei quali ci si potrebbe fidare tranquillamente e che hanno un’indole amichevole e inoffensiva.

Non si possono riconoscere gli islamisti dall’aspetto esteriore. E, come abbiamo visto nel caso di Mohammed Atta, neanche dal loro carattere. Allora, li si riconosce dalle loro azioni? Cioè, è fondamentalista uno che mette le bombe e moderato chi non lo fa?

Anche questa supposizione si rivela errata. I piú importanti fondamentalisti non hanno mai costruito una bomba di persona: è una cosa che fanno fare alla bassa manovalanza. Anche Hitler di certo non ha mai ucciso: ha fatto uccidere. I fondamentalisti spesso ricoprono cariche importanti, presiedono associazioni islamiche o sono consiglieri dei governi occidentali in materia di islam e quindi sono al centro di quel mondo islamico che viene definito moderato. Portano abiti da imam o ayatollah, svolgono professioni civili come magistrati, accademici, autori o politici. Generalmente, hanno un modo di fare ricercato, educato e civile, non picchiano mai, o quasi, le loro mogli e non vanno tanto spesso in moschea quanto dovrebbero. Eppure si tratta di fondamentalisti i quali per la propria capacità di fingere amore per la pace, disponibilità al dialogo ed al compromesso hanno un considerevole successo e dai quali i sostenitori del multiculturalismo si fanno abbindolare a frotte. Questi leader spirituali del fondamentalismo islamico, ben integrati ed apparentemente moderati, sono piú pericolosi di quanto possano mai esserlo le bombe. Affermano tutti di rappresentare il vero e puro islam. Ed in effetti conoscono le sure nei minimi dettagli, cosí come nei minimi dettagli hanno studiato la vita e le parole di Maometto. E fanno ogni cosa allo scopo di realizzare gli obiettivi del profeta e di mettere in pratica le sure in maniera rigorosa e minuziosa. E quando serva, anche col terrorismo, come comanda Allah in molte parti del Corano:

Qr 2:216 Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che invece vi è nociva. Allah sa e voi non sapete. (Vi si intende il combattimento in armi).

Qr 8:60 Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce.

Qr 9:5 Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso. (A beneficio dei media occidentali, i chierici islamici citano solo l’ultima frase di questo verso).

Qr 9:123 O voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi. Sappiate che Allah è con i timorati.

Qr 47:4 Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non gli abbiate inflitto un gran massacro, poi legateli strettamente.

Qr 8:12 Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: (con la spada) colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi!

Qr 8:39 Combatteteli finché non ci sia più ribellione (all’islam), e la religione sia tutta per Allah.

Qr 8:55 Di fronte ad Allah non ci sono bestie peggiori di coloro che sono miscredenti e che non crederanno mai.

Qr 5:17 Sono certamente miscredenti quelli che dicono: «Allah è il Messia figlio di Maria».

Qr 9:123 O voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi. Sappiate che Allah è con i timorati.

Qr 5:51 O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro. In verità Allah non guida un popolo di ingiusti.

Questa è solo una piccola parte di passi del Corano, il testo sacro (che, secondo i mussulmani, contiene letteralmente la parola di Allah) nel quale la divinità, senza possibilità di fraintendimento, incita i suoi seguaci a combattere contro i miscredenti di questo mondo fino al loro annientamento finale.

Mussulmani fondamentalisti e moderati si frequentano quotidianamente, si conoscono, coltivano amicizie fra di loro e discutono anche di questioni religiose. Spesso provengono dalla stessa famiglia ed hanno ricevuto la stessa educazione. Contrariamente all’opinione comune, i fondamentalisti sono di rado poveri e ancor piú raramente ignoranti. Ma la questione si fa ancora meno chiara: anche riguardo alla stessa persona la condizione di fondamentalista o moderato può mutare: addirittura ripetutamente durante la sua vita. Un Ibrahim fondamentalista può trasformarsi in un Ibrahim moderato e viceversa; ed in casi eccezionali persino molte volte nel corso della sua vita.

 

Le domande.

Se l’islam moderato di fatto si distingue cosí nettamente dall’islam fondamentalista, come pensano gli Occidentali, allora sorgono automaticamente le seguenti domande:

Perché quei mussulmani considerati moderati ed equilibrati non protestano a milioni ogni giorno nei propri paesi e nelle città del resto del mondo contro i fondamentalisti che traviserebbero in modo cosí radicale gli insegnamenti dell’islam, infangando di conseguenza il buon nome della loro pacifica religione?

Perché i mussulmani moderati non organizzano gigantesche manifestazioni di massa (come quelle che si sono viste quando sono state pubblicate le caricature di Maometto) nel corso delle quali possano esibire cartelli in cui essi prendono le distanze in modo chiaro e definitivo dai fondamentalisti?

Perché da parte degli intellettuali mussulmani non viene pubblicato un libro dopo l’altro in cui si spieghi in maniera comprensibile a tutti la differenza fra islam buono e islam cattivo?

Perché i canali televisivi islamici non trasmettono giorno e notte dei programmi sull’islam e dei talk-show cui partecipino esperti di islam durante i quali si faccia una volta per tutte una distinzione chiara fra islam e fondamentalismo islamico, cosicché la capiscano tutti quanti?

Perché non si pronunciano quasi mai fatwe di morte contro i fondamentalisti se costoro sono, come si suppone, di fatto nemici dell’islam.

Perché i predicatori nelle moschee di tutto il mondo non si scagliano con forza contro quei fondamentalisti che interpreterebbero il Corano in modo completamente sbagliato?

Perché nei loro sermoni, nelle interviste, nei loro articoli e libri costoro non dimostrano che il Corano e Maometto proibiscono il terrorismo e l’omicidio e che di fatto li proibiscono categoricamente?

Perché i fondamentalisti non vengono espulsi dall’umma?

La risposta è che i leader dell’islam moderato non fanno nulla di tutto ciò, perché non possono fare nulla. Sanno perfettamente che i fondamentalisti conoscono il Corano molto meglio degli altri mussulmani e che intendono mettere in pratica ciò che prescrive loro il Corano e ciò di cui Maometto ha dato loro l’esempio con il suo modo di vivere. Sanno, per arrivare al punto in questione, che i fondamentalisti sono di fatto i piú credenti ed i piú pii dell’umma islamica e della comunità dei fedeli.

L’unica linea di demarcazione che esiste fra islam e fondamentalismo islamico si trova nella testa di quegli occidentali che sono fissati con le idee di pace ed armonia, al punto da non riuscire a credere e a prendere atto del fatto che fra le grandi religioni universali ne esiste una che è completamente fuori dai canoni e che perciò costituisce l’eccezione tanto temuta. Hanno una paura tale delle conseguenze di un simile pensiero che tengono gli occhi serrati in modo spasmodico davanti alla realtà.

 

Il terrore proviene dal cuore dell’islam.

[E ciò] Perché l’islam è in realtà una forma di totalitarismo teocratico con una pretesa di dominio globale stabilita scritturalmente. Solo una volta che il mondo (secondo un credenza unanime in seno all’islam) sia divenuto interamente islamico può regnare, e regnerà, pace eterna (il dâr al-islâm). E se per il raggiungimento questo stato di cose ultimo dovesse essere necessario ricorrere al terrore sanguinario contro gli infedeli di questo mondo, allora questo terrore deve aver luogo: perché avviene allo scopo di instaurare una pace mondiale eterna sotto la bandiera dell’islam. Cosí sta scritto nel Corano, cosí vuole Maometto, cosí vuole l’islam: il fine ultimo di questa cosiddetta religione di pace è il dominio sul mondo.

È terribile per un essere umano normale prendere dimestichezza con questa idea, ma saranno ancora piú terribili le conseguenze se non si faranno i conti con essa. L’ordine di conquistare il dominio del mondo proviene da Allah stesso e può essere letto da ognuno nel Corano:

Qr 48:28 Egli [Allah] è Colui che ha inviato il Suo Messaggero con la guida e la religione della verità, per farla prevalere su ogni altra religione. Allah è testimone sufficiente.

Un grandissimo numero di mussulmani ha posto l’accento su questo dovere di conquista planetaria nei loro discorsi pubblici sia in passato che nel presente. Se ne può leggere in innumerevoli testi islamici e libri sull’islam. I mussulmani sanno che l’ordine di conquistare il dominio del mondo esiste e che la loro religione esige che adempiano ad esso. Inequivocabile ed obbligatorio sotto ogni aspetto è il dovere [di combattere] il jihâd, cioè la guerra contro gli infedeli di questo mondo: cosí specificò non molto tempo addietro lo sceicco Omar al-Bakri in risposta alla lectio magistralis del papa a Ratisbona e confermò che il papa infedele aveva detto, senza averne l’intenzione, una cosa giusta:

«Certo, esiste l’obbligo di imporre l’islam come sistema politico, cosí come gli eserciti dell’islam conquistarono porzioni degli imperi bizantino e persiano». Quest’ordine è chiaramente offensivo, insiste lo sceicco al-Bakri: «Non fatevi ingannare: l’islam conquista il dâr al-harb, la dimora della guerra, con la spada e non con le idee.» (lo sceicco Omar al-Bakri, in un sermone a Tripoli).

E non è un’opinione isolata, come i benintenzionati occidentali suppongono. Al-Bakri rivela senza giri di parole, senza la solita tattica della taqiyya, lo scopo principale della propria religione. Ci sono anche mussulmani laici che non la pensano diversamente. Sentiamo qualche voce in proposito:

«Ciò che il sultano Solimano cominciò con l’assedio di Vienna nel 1683 lo realizzeremo noi con la popolazione, con i nostri forti uomini e le nostre sane donne.» (parole del turco-tedesco Vural Öger, della Öger Tours, che siede nel parlamento europeo per la SPD, ad un pranzo con i suoi amici turchi del piú grande giornale turco, Hürriyet).

«Il nostro scopo è di mettere radici nel continente europeo e lí vivere in pace e secondo le leggi, finché un giorno forse tutta l’Europa diventerà mussulmana.» (Necmettin Erbakan, ex primo ministro turco predecessore di Erdoğan).

«Il nostro scopo è il dominio globale dell’islam!» (il cosiddetto califfo di Colonia, di origine turca).

«Il movimento islamico deve prendere il potere nello stato non appena è moralmente e numericamente cosí forte da riuscire ad abbattere il potere non islamico esistente e ad istituire un potere islamico». (Il presidente bosniaco Alija Izetbegović).

«È insito nella natura dell’islam di dominare e non di essere dominato, di imporre le proprie leggi a tutte le nazioni e di espandere il proprio potere sull’intero pianeta». (Hasan al-Banna, il fondatore dei Fratelli Mussulmani).

Affermazioni del genere sono cosí numerose che se ne potrebbero riempire libri interi. Allo scopo di conquistare il dominio globale, l’islam ha santificato qualsiasi mezzo, inclusa l’uccisione di innocenti. L’islamologo Hans-Peter Raddatz scrive a tal proposito:

Ogni mussulmano ha il diritto di uccidere non mussulmani quando si rendono colpevoli di rigettare l’islam o addirittura di impedirne la propagazione.

Chi vuole conoscere l’islam e le sue mire, lo può fare. Deve solo studiare le fonti di tale religione, per quanto possa essere una cosa noiosa. Già oltre 200 anni fa il piú grande illuminista di Francia, Voltaire, nonostante l’esiguità delle informazioni in confronto ad oggi, era di gran lunga piú informato sulla vera natura dell’islam di quanto lo siano la maggioranza degli intellettuali, pubblicisti e giornalisti del nostro tempo. Riguardo all’islam si domandava già allora:

Che cosa si deve rispondere ad un uomo che dice di preferire di obbedire a Dio piuttosto che agli esseri umani e che crede di andare in paradiso quando ne strangola qualcuno?

I fondamentalisti islamici si distinguono dai mussulmani moderati soprattutto dal fatto che prendono alla lettera il Corano e gli hadith e obbediscono scrupolosamente alle disposizioni di Allah e di Maometto. Rappresentano, quindi, la varietà piú credente di mussulmano, rispetto al moderato islamicamente meno indottrinato, e sono sempre piú competenti di quest’ultimo nel compimento e nella motivazione delle loro azioni. Dato che i fondamentalisti islamici, al contrario dei credenti comuni che non si attengono strettamente al Corano e a Maometto, sono in grado di giustificare rigorosamente le proprie posizioni sui testi sacri della loro religione, alla fine essi hanno sempre potuto prevalere su tutte le forze riformiste appellandosi alle fonti originali dell’islam. A causa di questa rigorosa osservanza coranica le forze islamiche radicali hanno sempre avuto la meglio se si considerano i 1400 anni di storia dell’islam nell’insieme e non solo i brevi periodi di tolleranza, che pure ci sono stati. La distinzione fra islam e fondamentalismo islamico non ha a che fare con l’islam e non sussiste alla prova dei fatti. L’esperto di islam Eberhard Troeger scrive sul tema:

Indicare come fondamentalisti soltanto i mussulmani radicali è una prospettiva miope. I fondamentalisti radicali si riconoscono perché intendono raggiungere i loro scopi quanto piú in fretta possibile. I fondamentalisti moderati, invece, sono pazienti e impiegano molteplici strategie, non immediatamente identificabili con la loro ideologia e coi loro scopi, al fine di imporre l’islam.

Islam e fondamentalismo islamico sono la stessa identica cosa. Anche lo scrittore Zafer Şenocak, che si occupa della propria religione da tutta una vita, ribadisce che Il terrore proviene dal cuore dell’islam. Chi non lo comprende, non ha alcuna possibilità di contrastare efficacemente la minaccia globale di questa forma di totalitarismo, neanche solo come approccio iniziale. Chi non lo comprende, non potrà mai capire veramente frasi come le seguenti:

«Secondo il Corano, va bene essere terroristi! Secondo il Corano è un dovere uccidere gli infedeli!» (Reda Seyam, 45, egiziano mussulmano con passaporto tedesco sospettato di complicità nell’attentato di Bali).

«L’islam deve governare il mondo e finché ciò non accadrà, noi continueremo a sacrificare le nostre vite a tale scopo!» (il portavoce di al-Badr, Mustaq Aksari)..

«Massacrateli!» (Hamas a proposito degli ebrei).

«È insito nella natura dell’islam di dominare e non di essere dominato, di imporre le proprie leggi a tutte le nazioni e di espandere il proprio potere sull’intero pianeta.» (Hasan al-Banna, il fondatore dei Fratelli Mussulmani).

«Non fatevi ingannare: l’islam conquista il dâr al-harb, la dimora della guerra, con la spada e non con le idee». (lo sceicco Omar al-Bakri, libanese).

La lista di tali o simili citazioni si potrebbe allungare a piacimento. Una cosa è chiara a ogni conoscitore e studioso dell’islam: le affermazioni delle persone citate sopra non sono affatto deliri di mussulmani dalla personalità aberrante che non hanno compreso bene l’islam, come agli Occidentali piace credere. Quelle affermazioni rendono perfettamente l’essenza del messaggio e degli scopi dell’islam, ragione per cui non sono e non sono mai state contraddette da alcuna pagina web islamica, né da organizzazioni islamiche europee. Il filosofo francese Blaise Pascal sintetizza in modo preciso e conciso la fondamentale differenza fra l’islam e le altre religioni:

«Gesú s’è fatto uccidere; Maometto ha fatto uccidere.»

Maometto non fu solo il fondatore di una religione, ma fu anche al contempo uomo di stato, conquistatore, giudice e il mandante di numerosi omicidi dei suoi oppositori. Maometto fu un profeta che condusse numerose guerre offensive, che feceva saccheggiare carovane, che teneva schiave sessuali e che feceva uccidere senza pietà i suoi avversari durante la sua stessa vita. I poteri esecutivo, legislativo e giudiziario erano tutti e tre concentrati nelle sue mani, perciò una separazioni dei poteri come quella che vige nei paesi occidentali è ancor oggi del tutto estranea all’islam. Di fatto, a quel tempo Maometto agiva in maniera non diversa dai fondamentalisti di oggi e pertanto costoro si rifanno costantemente e apoditticamente, con il terrore che seminano, al profeta e alle sue azioni terroristiche.

Tuttavia, gli atti di violenza commessi da parte dei fondamentalisti sono nel totale storico molto meno numerosi di quelli che ogni giorno vengono commessi nella pratica ordinaria in nome dell’islam moderato da 1400 anni: le sole vittime del cosiddetto delitto d’onore, che è quasi esclusivamente commesso nei paesi islamici (e del quale anche nei paesi occidentali si macchiano quasi solo mussulmani) sorpassano con la cifra di 5000 morti l’anno (secondo stime ONU) di gran lunga le vittime delle azioni terroristiche dei fondamentalisti. A queste si aggiungono le vittime dell’applicazione quotidiana della shari’a in spregio ai diritti umani (lapidazioni, impiccagioni, fustigazioni), i numerosi suicidi da mettere in conto ai matrimoni combinati, e via dicendo. I danni quotidiani collaterali causati nella pratica ordinaria in nome dell’islam moderato mettono del tutto in ombra il numero dei morti causati dagli attacchi terroristici dei fondamentalisti: essi sono il rusultato di un concetto di giustizia medievale e barbaro (la shari’a), della discriminazione femminile dai livelli inimmaginabili, dello sfruttamento della schiavitú praticato tutt’oggi (che nell’insieme sopravanza largamente quello avvenuto in Occidente) e della persecuzione degli infedeli nella maggior parte dei paesi islamici.

Qui si palesa il controsenso della politica occidentale rispetto all’islam ed al fondamentalismo islamico. Quest’ultimo viene combattuto soprattutto per via delle azioni terroristiche e dell’alto numero di morti imputati ad esso. Infatti, senza queste vittime, il mondo non avrebbe alcun problema a trattare con un fondamentalismo islamico che si distingue solo ideologicamente dall’islam cosiddetto pacifico, com’è quello degli aleviti. Quindi, l’Occidente sostiene l’islam moderato con la convinzione che da esso derivi una minore minaccia per la vita degli uomini. Ma, come s’è appena visto, è vero l’esatto contrario.

L’unica cosa che distingue le vittime dell’islam da quelle del fondamentalismo islamico è il [diverso] clamore nel quale vengono consumate le rispettive uccisioni. I fondamentalisti islamici mirano all’effetto mediatico piú ampio possibile dei loro attentati terroristici e preferiscono perciò attentati esplosivi e suicidi che destino scalpore. Nell’islam moderato l’assassinio viene invece compiuto per lo piú in silenzio. I media islamici mostrano malvolentieri le scene brutali di una lapidazione e neppure mostrano di buon grado come delle ragazze quattordicenni vengono impiccate a delle gru per il fatto di aver infranto la shari’a. E se da un lato i media occidentali riportano volentieri gli attetentati terroristici dei fondamentalisti islamici, dall’altro non presentano praticamente mai immagini e servizi nei quali vengano mostrate le amputazioni degli arti o le decapitazioni del venerdí effettuate a Riyadh ed in altri paesi islamici. Quei reportages giornalistici selettivi e politicamente corretti dei media occidentali hanno contribuito in modo fondamentale alla percezione distorta di quale sia la vera pericolosità dell’islam e del fondamentalismo islamico, [che resterà tale] finché non si sia denunciata l’artificiosità della distinzione di queste due sfaccettature della religione islamica. Quando si tratta di pura e semplice quantità di vittime annuali, ecco che l’Occidente non investe nell’islam, ma nel fondamentalismo islamico. Eppure, per quanto sia paradossale, è proprio il contrario che si dovrebbe fare.

 

Il ruolo dei mussulmani pacifici nel sistema islam-fondamentalismo.

Il confine fra islam e fondamentalismo islamico è un costrutto occidentale completamente estraneo ai mussulmani che si attengono strettamente al Corano. Il giornale turco Hürriyet cita nel modo seguente, ad esempio, il primo ministro turco Erdoğan per la sua critica al tentativo dell’Occidente di presentare la Turchia come modello di islam moderato:

«Non è ammissibile per noi approvare una definizione tale. La Turchia non è mai stata un paese che abbia rappresentato un concetto simile. Inoltre, l’islam non può essere classificato come moderato o non moderato.»

Detto chiaro e tondo, ciò significa che non esiste islam moderato o non moderato. L’islam è islam. Nient’altro! Tuttavia, non bisogna fare l’errore di mettere sullo stesso piano islam e mussulmani. Senza dubbio, esistono mussulmani pacifici. Però, non esiste un islam pacifico. La maggior parte dei mussulmani sono vittime dell’ideologia del terrore dell’islam, nella misura in cui anch’essi vengono privati dei loro diritti umani elementari per mezzo della shari’a, soprattutto nel caso delle donne mussulmane. E tutti i mussulmani sono ostaggio di una religione che punisce l’apostasia con la morte. Sono però colpevoli quando mettono in pratica attivamente le norme islamiche, sia come imam (che approfittano dello status quasi divino di cui godono nella propria comunità), sia come politici (che applicano la shari’a attivamente in politica), sia come terroristi che uccidono esseri umani innocenti e giustificano ciò col permesso effettivamente concesso loro dall’islam. In maniera simile la vedeva Churchill, che in un suo libro scrisse:

«Alcuni mussulmani possono dimostrare di possedere splendide qualità, ma l’influenza della religione paralizza lo sviluppo sociale di quanti la seguono. Non esiste una forza piú retrograda al mondo. Ben lungi dall’essere morente, il maomettanesimo è una religione militante e che fa proselitismo. S’è già diffuso in tutta l’Africa centrale, formando guerrieri impavidi ad ogni passo e se non fosse che la cristianità è al sicuro nelle forti braccia della scienza, la scienza contro cui l’islam ha combattuto invano, la civiltà dell’Europa potrebbe cadere, come cadde la civiltà dell’antica Roma.»

Certe considerazioni, quali la distinzione fra islam (come sistema) e il singolo mussulmano (come individuo) valgono, pensando alla storia passata, ovviamente anche per il singolo tedesco sotto il governo del nazionalsocialismo. Senz’alcun dubbio anche in quel periodo c’erano moltissimi tedeschi pacifici. Ma in nessun periodo è mai esistito un nazionalsocialismo pacifico. E, riguardo al singolo tedesco, per quanto amante della pace possa personalmente essere stato, se lo stato nazionalsocialista lo chiamava al fronte, doveva rispondere a tale chiamata, altrimenti veniva messo al muro. Pur essendo in assoluta maggioranza rispetto ai nazisti in servizio attivo, il singolo tedesco pacifico, quindi, contribuiva alla funzionalità e alla stabilità del sistema di potere nazionalsocialista grazie alla sua semplice esistenza passiva, esattamente come il singolo mussulmano pacifico da sempre ha sostenuto, consapevolmente o meno, il sistema islam e con esso anche il fondamentalismo islamico. Finché non si rivoltano contro i rispettivi sistemi, sia il tedesco pacifico che il mussulmano pacifico sono, da un punto di vista funzionale, entrambi colpevoli allo stesso modo dell’esistenza del sistema di ingiustizia di cui fanno parte, che lo vogliano ammettere oppure no.

Nonostante il fatto che i tedeschi pacifici fossero in considerevole maggioranza durante il periodo nazionalsocialista, a quel tempo, cosí come oggi, non si distingueva nel nazionalsocialismo una corrente moderata da una radicale e fondamentalista quando si pensava al terrore seminato dalla SA, dalle SS e alla guerra di conquista di Hitler. Eppure, la maggioranza dei politici, degli intellettuali e dei benintenzionati è vittima di questa fallacia logica nel caso dell’islam e in questo modo costoro si dimostrano i migliori manutengoli di quel totalitarismo teocratico che sin dai suoi esordi si spaccia con successo per religione.

 

Da sempre fatale: la critica all’islam.

Dai tempi di Maometto, i critici dell’islam vengono minacciati di morte. Ciò è in accordo con i precetti del Corano dove in piú di 200 punti si dà ai fedeli mussulmani l’ordine di assassinare i non mussulmani. Maometto ha personalmente comandato l’assassinio di numerosi critici sgraditi, fra i quali anche donne come, per esempio, ‘Asma’ bint Marwan, che fu uccisa dai sicari prezzolati del profeta mentre allattava il proprio figlio. Dietro ordine di Maometto fu uccisa anche la schiava Fartana e la di lei amica (il cui nome è sconosciuto) assieme al suo padrone ibn Khatal. Avevano osato cantare canzoni satiriche sul profeta.

A tali eliminazioni fisiche [degli oppositori] effettuate da Maometto si appellano ancor oggi tutti gli eruditi islamici quando pronunciano fatwe di morte, come nel caso di Salman Rushdie o degli autori delle caricature di Maometto. I sicari islamici, pertanto, non hanno alcunché da temere da parte della propria religione. Al contrario: chi uccide per Allah e Maometto gode di una stima speciale nell’umma, la comunità dei fedeli mussulmani. Anche in questo Maometto si distingue dai fondatori delle altre grandi religioni universali: Buddha e Gesú erano pacifisti fino al sacrificio di sé. Al contrario di loro, Maometto è stato uno stragista personalmente responsabile della morte (che in parecchi casi ha personalmente ordinato) di migliaia di persone. Va ricordata qui la sorte degli ebrei della tribú dei banu Qurayza: nel 627 dC Maometto fece decapitare tutti gli uomini di tale tribú. Secondo le testimonianze di alcune fonti, Maometto avrebbe persino partecipato in prima persona a questo massacro. In tutto 700 uomini (altre fonti riportano che fossero anche piú di 1000) divennero le vittime sacrificali di questa mattanza islamica. Le donne ed i bambini, che dovettero assistere a tutto ciò, furono ridotti in schiavitú. Il delitto degli ebrei della tribú dei banu Qurayẓa fu che si rifiutarono di adempiere all’ordine di Maometto di convertirsi all’islam.

I leader religiosi islamici, però, tengono all’oscuro di questo genere di informazioni la maggior parte dei mussulmani che, quindi, non hanno la benché minima idea di quale sia il vero volto della loro religione e del profeta che adorano come una divinità. Infatti, l’organizzazione interna della conoscenza nell’islam è strutturata piú o meno a cipolla: i catafilli esterni contengono soprattutto informazioni positive ed innocue, del tipo che può risultare accettabile a tutti (ad esempio: islam significa pace). Ma piú un fedele s’immerge nello studio del Corano e degli hadith, piú si addentra in discussioni con gli imam, piú letteratura conforme ai precetti islamici legge sulla propria religione, meglio apprende quali sono i veri scopi della sua religione: il jihad contro gli infedeli ed, infine, il dominio del mondo. Il fedele può dubitare e, talvolta, anche disperare. Ma quanto piú spesso fuga i propri dubbi ricorrendo al sostegno degli imam (grazie ai loro riferimenti alle sure e ai detti di Maometto riguardo al jihad e al dominio del mondo), tanto piú egli diventa utile all’islam.

Tale progressiva e graduale rivelazione dei reali contenuti dell’islam ricorda in tutto e per tutto l’iniziazione alla conoscenza in alcune società segrete ed ha anche un grosso vantaggio: i problemi relativi alla fedeltà [alla causa] possono essere individuati già ad uno stadio non critico e la persona interessata può venire scartata e, se necessario, neutralizzata.

La maggioranza dei mussulmani conosce solo i rudimenti della propria religione. La gran parte della comunità islamica globale legge il Corano come un mantra, in una lingua che è totalmente estranea ed inintelligibile ai fedeli, della quale costoro non riescono a penetrare i contenuti e per la cui comprensione dipendono completamente dall’interpretazione orale data dai rispettivi imam. Ciò, fra l’altro, implica che i piú fra i fedeli conoscono il Corano solo in arabo, la lingua del profeta e quella in cui, secondo la fede islamica, il Corano è stato annunciato per mezzo di Maometto. Ogni traduzione, secondo la credenza comune, distorcerebbe in modo inaccettabile il contenuto originale del testo di base del Corano ed equivarrebbe ad un’abiura alle parole originali di Allah.

Le traduzioni coraniche sono perciò l’eccezione e vengono ammesse prevalentemente nel contesto della spiegazione dell’islam ai non mussulmani al fine della loro conversione alla religione della pace.

 

Quanto piú un mussulmano è credente, tanto piú è incline al terrorismo.

I mussulmani che non riescono a comprendere il contenuto del Corano, sono anche molto meno portati [a compiere] attentati terroristici contro gli infedeli, rispetto a quelli che hanno studiato bene il messaggio di Allah nell’originale e l’hanno interiorizzato. Quanto piú un mussulmano è credente, quanto piú è versato nel Corano e negli hadith (che riportano le parole e le opere di Maometto) e quanto piú è alto il suo livello di educazione, tanto piú è probabile che si trasformi in un terrorista. Questa è l’agghiacciante conclusione di quasi tutte le ricerche internazionali che riguardano i profili dei terroristi.

In questo scenario gli sforzi dei paesi occidentali di combattere il terrorismo per mezzo di una massiccia offensiva educativa all’interno della diaspora mussulmana ricordano il tentativo di cacciare il diavolo con l’aiuto di Belzebú. Non dimentichiamocelo: gli attentatori dell’11 settembre avevano un alto grado di istruzione, cosí come gli attentatori degli autobus e della metropolitana in Inghilterra del 7 luglio 2005. Osama bin Laden ha [aveva, Ndt] una laurea in ingegneria e il suo vicario, Ayman al-Zawahiri (in numero due di al-Qa’ida), è laureato in medicina e proviene da una famiglia di cultura elevata: suo padre era professore di medicina al Cairo, il suo prozio era imam all’università al-Azhar del Cairo. Anche l’ex predicatore della moschea di Finsbury Park a Londra, Abu Hamza non è un balordo, bensí è anche lui istruito. Nelle sue prediche esortava regolarmente tutti i mussulmani in questo modo:

«Spazzate via gli ebrei dalla faccia della terra»; «Massacrate gli infedeli»; «Costituite il califfato gobale».

Non diverso è il caso di Tariq Ramadan, professore mussulmano di filosofia all’università di Ginevra [oggi docente ad Oxford e in altre università, NdT], una delle figure piú enigmatiche fra gli intellettuali islamici: per quanto colto ed informato, non si discosta minimamente dall’idea che il Corano sia di origine divina e che Maometto sia l’esempio di condotta esemplare nelle questioni religiose, private e di stato.

 

La cultura da sola rende i fondamentalisti ignoranti semplicemente dei fondamentalisti istruiti.

La lista potrebbe continuare all’infinito. Gli esempi, tuttavia, mostrano che combattere l’islam ed il fondamentalismo islamico con un’offensiva educativa è una strategia che porta fuori strada. Rende i fondamentalisti ignoranti soltanto dei fondamentalisti istruiti e non, come si spererebbe, dei mussulmani moderati. Inoltre, ciò allarga enormemente il campo d’azione nazionale ed internazionale del pericolo fondamentalista. Questo, però, non vuol dire che i mussulmani vadano tenuti lontani dall’istruzione: questo lo fa già l’islam di suo e a tale scopo non necessita di aiuto da parte dell’Occidente. Per quel che concerne le politiche educative, a causa della loro arretratezza rispetto al resto della comunità internazionale, i paesi islamici vengono esplicitamente criticati persino dall’ONU, nel cui libro nero del 2003 sono condannati per carenze educative e refrattarietà al progresso in tutti i campi. In quel rapporto viene menzionata come causa una religione fossilizzata. In un articolo sul Rheinischer Merkur, l’islamologo Hans-Peter Raddatz osserva a proposito di tale studio:

«Agli occhi del mondo non-islamico, vi si legge, si è spalancato un abisso culturale spaventoso riconducibile ad una limitazione della formazione e ad una progressiva repressione femminile causate dalla religione. Al contempo vi è un’incapacità cronica di autocritica, invece assolutamente necessaria per un’apertura dell’islam.»

 

Conclusione.

Fondamentalismo islamico e islam sono la stessa identica cosa. Si differenziano solo per la velocità con la quale intendono raggiungere il proprio comune scopo principale: il dominio dell’islam sul mondo. Il fondamentalismo islamico è semplicemente il gemello piú radicale ed irrequieto dell’islam moderato ed esiste sin dagli esordi meccani di tale religione: ad esempio, sotto forma degli assassini commissionati da Maometto ai danni dei suoi oppositori. Già allora Maometto comprese magistralmente come ingannare chi gli stava intorno, mostrandosi, a seconda dei casi, ora in veste pacifica, ora in veste bellicosa.

Questo totalitarismo teocratico con pretese di dominio planetario fondato nel Corano dev’essere combattuto con la stessa decisione e con la stessa ferrea volontà con la quale Churchill si oppose alla piú grande minaccia dei suoi giorni: Adolf Hitler e il totalitarismo nazionalsocialista.

La battaglia principale, però, dev’essere di tipo ideologico: sarà uno scontro delle idee fra l’Occidente libero ed i fautori di una teocrazia totalitaria nella quale la libera circolazione delle idee, la libertà di parola e di coscienza, la parità dei sessi, l’accettazione dei diversi fenotipi sessuali (eterosessuale, bisessuale, omosessuale, transessuale ecc.) dell’homo sapiens è tanto inconcepibile quanto la libertà di ciascun individuo di scegliere la propria religione autonomamente e senza pressioni, il che include la libertà da qualsiasi religione. Solo questo scontro fra l’islam da un lato (come forma di totalitarismo predominante al giorno d’oggi) e Occidente libero dall’altro deciderà nel medio e lungo termine quale direzione prenderà il nostro pianeta in futuro.

Per dirla in breve, lo scontro di civiltà avverrà fra medioevo e modernità, fra Maometto e Kant: sarà uno scontro fra divieto ed obbligo di ragionare. Questo scontro è già in atto e l’esito è tuttora incerto.

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