Una manifestazione di mussulmani moderati?

Capita che all’ora di pranzo mi sieda a tavola ed accenda la TV. Non tanto per seguirla, ma piuttosto come accenderei una lampada, in questo caso parlante. Ma, chiaramente, non ogni canale mi può andar bene: mi scelgo quello che trasmette meno idiozie, meno rumore, meno repliche infinite dello stesso insopportabile show.

Locandina della manifestazione che  si presume contro l'ISIS.

Locandina della manifestazione che si presume contro l’ISIS.

 

Cosí, qualche giorno fa, a pranzo mi sintonizzo sul Tg de La7 ed in quel momento si parla della manifestazione dei mussulmani moderati a Milano contro l’ISIS, organizzazione ormai condannata unanimemente come non islamica da qualsiasi imbecille (in senso etimologico) che non abbia o finga di non aver mai aperto un Corano, la biografia di Muhammad o una collezione di hadith, anche solo giusto per la curiosità di capire su che cosa si fondino esattamente l’islam e la sunna (il codice comportamentale basato sulle opere e le sentenze di Muhammad al quale ogni buon mussulmano deve attenersi).

Naturalmente, che l’ISIS non abbia nulla a che fare con l’islam è una di quelle tante balle colossali che ci raccontano sia i cosiddetti mussulmani moderati (termine che usano solo gli sprovveduti non mussulmani per definire mussulmani che non si identificherebbero mai in quel modo, perché rischierebbero la condanna a morte per apostasia), sia tutti coloro che per una ragione o per l’altra, non vogliono che ci si renda conto che l’islam è una religione saldamente fondata sulla violenza e sull’odio teologico per chi e ciò che non è culo e camicia con l’islam. Se qualcuno pensa il contrario, investa una decina di euro nell’acquisto della biografia di Muhammad, il profeta dell’islam, e si lasci sorprendere dalle efferatezze commesse da quell’uomo contro donne e uomini, ebrei, cristiani e politeisti. Dopo di che, cominci a farsi qualche domanda intelligente su quel caso psicopatologico che dai mussulmani, compresi i fantomatici moderati, viene venerato come profeta ben piú di Gesú Cristo (un profeta fallito dell’islam, secondo lo stesso islam) e onorato persino del titolo iperbolico di al-insân al-kâmil (l’uomo perfetto).

Mussulmani moderati che NON danno alle fiamme la bandiera dell'ISIS.

Mussulmani moderati che NON danno alle fiamme la bandiera dell’ISIS.

 

Ma torniamo all’ISIS, sconfessato e vituperato a parole, ma del quale nessuno osa bruciare le bandiere e rischiare con ciò la vita: perché contengono la shahada e, ovviamente, perché l’islam è notoriamente una religione di pace. Neppure a Milano hanno bruciato la bandiera del califfato, come, invece, qualcuno ha scritto mendacemente da qualche parte. Hanno dato alle fiamme un drappo nero con la scritta ISIS in caratteri latini, cioè un simbolo che non ha alcun valore per nessuno, neppure per l’ISIS. Se è davvero un problema cosí grosso bruciare la vera bandiera del califfato, ci si dovrebbe chiedere perché lo è. Ed una volta ottenuta la risposta, meditare sul fatto che sulla bandiera di quell’organizzazione terroristica, che ci vien garantito non avrebbe nulla a che fare con l’islam, campeggia in caratteri arabi la professione di fede islamica. La verità è che la bandiera del califfato non è un’invenzione recente: si chiama al-râyat al-sawdâ’ ed è da sempre un simbolo sacro tanto per l’islam sunnita che per quello sciita. La verità, assolutamente inconfutabile da chicchessia, è che l’ISIS è capeggiato da un uomo laureato in scienze islamiche e che di professione faceva l’imam in una moschea di Baghdad. Se quell’uomo ha scelto la bandiera nera dell’islam per la propria organizzazione di jihadisti dichiaratamente mussulmani, per quanto drogati e sodomizzati dai loro capi, qualche motivo ci sarà e di certo non è perché il nero è perfetto per ogni occasione, eccetto che per i matrimoni. Sostenere, quindi, che il signor Abu Bakr al-Baghdadi non sia mussulmano o non conosca la religione che ha sempre praticato e predicato già da prima di proclamarsi califfo è un’idiozia che solo certi furbetti potrebbero spacciare alla massa di telespettatori ignoranti e sprovveduti interessati piú al quieto vivere che alla realtà dei fatti.

Quello che, però, mi ha lasciato interdetto è la mole delle baggianate uscite dalla bocca di un uomo lí intervistato, probabilmente uno degli organizzatori o il solito rappresentante di qualche associazione islamica, del quale non ho fatto purtroppo in tempo a leggere il nome sullo schermo. Costui avrebbe detto che i mussulmani hanno fatto un grande lavoro per impedire ai figli di arruolarsi nelle truppe del califfato. E già qui ci sarebbe da chiedersi perché sia servito un tale sforzo per evitare che i figli degli immigrati mussulmani andassero a fare i terroristi in Medioriente. Che razza di educazione danno ai propri figli questi mussulmani moderati, se poi debbono far di tutto perché i loro figli non diventino assassini jihadisti e le loro figlie non diventino le puttane sacre di quei tagliagole? Cosa, quest’ultima, peraltro non rara, come si può leggere qui e qui. E se non basta, è sufficiente digitare sex jihad in qualsiasi motore di ricerca, perché il mondo del terrorismo islamico, unico terrorismo ancora attivo al mondo, si riveli in tutto il suo squallore e in tutta la sua abiezione, oltre che in tutto il suo orrore.

Tuttavia, la cosa piú assurda è stato sentir dire che i mussulmani, per il loro lavoro sui figli, ora meritano di ottenere le moschee. Questa è stata la proverbiale festuca che spezza la gobba del cammello: una simile sfrontatezza esibita in modo tanto naturale poteva provenire solo da un mussulmano. Già: perché pare ormai evidente che, a parte avanzare pretese di ogni sorta, questa gente non sa fare altro per cultura islamica. Del resto, non è Allah per mezzo del Corano che insegna ai mussulmani che loro rappresentano il meglio dell’umanità, perché sanno che cos’è male e che cos’è bene (Qr 3:110)? Evidentemente, chi mussulmano non è dev’essere per forza un disgraziato od un fuorilegge, per cui, a che pro rispettarlo? E non è sempre nel Corano che Allah dice che gli infedeli sono bestie (Qr 8:55), cani (Qr 7:176) e destinati all’inferno (Qr 3:85)? Senza conoscere il Corano, non si riesce a comprendere l’origine di tanta supponenza di certe persone.

Innanzitutto, mettiamo bene in chiaro che il fatto che dei ragazzi non vadano a farsi ammazzare e ad ammazzare persone che non conoscono in giro per il mondo è il minimo che ci si debba aspettare da loro. A meno che non siano degli squilibrati da rinchiudere in qualche reparto psichiatrico. Che non diventino terroristi per la causa di Allah nel paese che li ospita, mi sembra anche questo il minimo auspicabile. Ma, soprattutto, che i genitori non allevino e non educhino i propri figli per farne dei criminali è una cosa talmente normale ed ovvia, che non si capisce quale sia il merito di questi mussulmani cosiddetti moderati che han tenuto i figli a casa, invece che lasciarli partire per il jihad.

Che i genitori impartiscano ai propri figli il rispetto della legge e delle usanze del paese che li ospita è un dovere e la norma. Vivere nel rispetto della legge e delle tradizioni del paese ospitante non è una condotta che meriti un premio: si deve fare e basta, pena l’espulsione o la galera. Non ci sono premi per chi si ferma al semaforo col rosso e passa col verde: ci sono solo multe per chi fa il contrario e mette a rischio la propria vita e quella altrui. Insegnare ai figli che non esiste una sola ragione valida per andare in Siria, in Iraq, in Somalia o in qualche altro paese islamico a far strage di cosiddetti infedeli (come vengono chiamati i non mussulmani nel Corano) è ciò che qualsiasi persona sana di mente, responsabile e con un briciolo di coscienza dovrebbe fare ordinariamente. Alle persone che non ci stanno con la testa o non sono in grado di crescere i propri figli, questi ultimi vengono tolti. Ancora una volta, non ci sono premi per coloro che crescono i propri figli affinché siano bravi cittadini e non ce ne sono neanche per i mussulmani che lo fanno, perché è ciò che ci si aspetta da parte loro.

Una particolare estremamente interessante della locandina della manifestazione è la descrizione dell’intento della fiaccolata. Vi si legge che è contro le crociate e per la pace, ma, eloquentemente, il jihad non vi è menzionato manco di striscio. Le crociate sono cominciate circa 400 anni dopo il jihad islamico, quando i mussulmani coi loro eserciti avevano già invaso Siria, Persia, Egitto, Nord Africa e Spagna, e si sono concluse piú di 800 anni fa senza riedizioni. Il jihad è cominciato nel 622 dC, l’anno dell’ègira, e non si è mai concluso, perché esso è uno dei doveri religiosi (farḍ) del mussulmano.

Dulcis in fundo, pace, in arabo e nel mondo islamico in genere, è salâm ed oltre ad essere uno dei nomi di Allah è anche il fine ultimo dell’islam una volta che saranno spazzati via gli infedeli dal pianeta ed il mondo sarà tutto dâr al-salâm.

Una bella manifestazione, insomma. Dopo tanto silenzio i mussulmani moderati, che evidentemente eran sempre rimasti nascosti ed in silenzio (ammesso che questo tipo di mussulmani sia mai esistito), sono usciti dal guscio e hanno dato lo spettacolo di piazza che qualcuno esigeva da loro. Peccato che non si sia capito per, contro ed in nome di che cosa cosa abbiano manifestato quelle persone.

La vera bandiera dell'ISIS

La vera bandiera dell’ISIS.

 

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