Sam Harris parla di Charlie Hebdo e del jihadismo.

Traduzione di una porzione del podcast di Sam Harris da 0:20 a 13:49.

Questo è un podcast della serie «Chiedimi quello che vuoi» che ha ormai ricevuto centinaia di domande su Twitter e in altri formati. Cercherò di rispondere a molte di esse. Molte trattano dello stesso argomento, il che non è una sorpresa: i recenti fatti di violenza a Parigi, l’assassinio dei vignettisti del Charlie Hebdo, gli assassinii nel supermercato ebraico. E molti di voi sono anche preoccupati per l’autocensura che ne è seguita e che è stata un fatto inaudito a cui assistere.

È sconcertante che i media non possano fare l’unica cosa che potrebbero per garantire a sé stessi e a tutti gli altri la sicurezza e, allo stesso modo, anche ai vignettisti del Charlie Hebdo, ovvero pubblicare in massa tutte le vignette e far fronte comune contro questa teocrazia strisciante.

Ebbene… Dirò un paio di cose su questo argomento. Non ne ho parlato pubblicamente e sto facendo circolare le interviste di amici e colleghi come Majeed Nawaz, Ayaan Hirsi Ali e Douglas Murray. Tutti loro sono stati magnifici. Da un po’ rifiuto le interviste e non saprei dire esattamente perché. Penso che la ragione principale sia che è diventato una sofferenza ripetere di continuo cose ovvie e di essere vilipeso per questo. Sul serio: non è divertente trattare questo argomento, sebbene stia scrivendo un piccolo libro con Majeed Nawaz il cui titolo provvisorio è Islam and the Future of Tolerance. Sono molto soddisfatto di ciò e Majeed sta facendo uno splendido lavoro, è davvero semplicemente indispensabile e abbiamo un ottimo scambio di idee. [Il libro] sarà pubblicato in giugno al piú tardi dalla Harvard University Press. A parte quello su cui possiamo essere d’accordo, oppure no, penso che abbiamo dato l’esempio di uno scambio di idee radicalmente diverso a proposito di questo problema, dell’islam in questo momento. Se non sapete chi è Majeed, cercate con Google: è un ex-fondamentalista islamico che ovviamente sa perché i fondamentalisti fanno quel che fanno. Ora, però, è un riformista e sa trattare il tema di come far progredire l’islam. Anche se sono scettico a proposito di questo progetto, e sempre piú preoccupato che sia senza speranza, lui ed io siamo riusciti ad avere un buono scambio di idee. Vi avvertirò quando quel libro vedrà la luce, quando sarà, ma forse vi posso dire alcune cose sui fatti recenti nel frattempo.

La prima cosa da dire è che la risposta dei progressisti (liberals, in inglese), e ancora una volta è cosí deprimente dover usare il termine progressista in senso peggiorativo in questo contesto, ma il progressismo ha del tutto perso la bussola per quel che concerne l’islam. Inutile dire che abbiamo [a che fare con] i soliti colpevoli: Glenn Greenwald, Reza Aslan, Chris Hedges e Karen Armstrong e per quanto illegibili siano diventati, non si possono non notare le stupidaggini che dicono dell’islam, addirittura immediatamente a ridosso di un efferato atto di violenza come questo. Non sorprenderà nessuno che queste persone dicano che tutto ciò non ha alcunché a che fare con l’islam, con le convinzioni religiose profonde. No. Ha a che fare solo col capitalismo, con l’oppressione delle minoranze, col razzismo dei bianchi in Europa ed il razzismo dei vignettisti di un giornale come Charlie Hebdo: quella è la causa di un comportamento come quello [dei terroristi]. È per quel motivo che uno afferra un AK-47 e ammazza 12 vignettisti gridando «Allahu akbar!» per la strada. È un’analisi totalmente folle.

Anche ammettendo tutto quello che c’è di sbagliato nel capitalismo e nella storia del colonialismo, non si riuscirebbe a negare che questi pazzi ossessionati dalla religione sono motivati da preoccupazioni che riguardano la blasfemia, la rappresentazione del profeta Muhammad e che considerano il proprio comportamento del tutto etico alla luce di precisi insegnamenti religiosi. Ed è una specie masochismo e di vigliaccheria morale e mancanza di intelligenza, in tutta franchezza, a questo punto che fa sí che si neghi questo fatto. Dopo di che c’è la pratica dell’autocensura, che è del tutto comprensibile ed è generata solo dalla paura. E la ragione per cui è comprensibile è che questa paura è razionale se sei l’unica persona o organo d’informazione che stampa le immagini del profeta Muhammad. Per questo, ogni rivista, ogni organo di informazione a questo mondo avrebbe dovuto pubblicare immediatamente l’ultima copertina di Charlie Hebdo lo stesso giorno e distribuire il rischio.

Sentiamo dappertutto di questo falso compromesso fra la libertà di parola e la libertà di fede. Come se ci fosse un equilibrio da trovare fra le due. Ma non c’è alcun equilibrio da trovare! La libertà di parola non lede mai la libertà di fede. Non c’è nulla che potrei dire in questo podcast a proposito della religione in generale o dell’islam in particolare che potrebbe ledere la libertà altrui di praticare la propria religione.

Se la tua libertà di fede comporta forzare quanti non la condividono ad adeguarsi ad essa, allora quella non è libertà di fede. C’è una parola per tutto ciò ed è teocrazia. Questo rispetto che siamo indotti a dimostrare verso la sensibilità religiosa altrui è in realtà la pretesa che i non mussulmani obbediscano alle leggi sulla blasfemia dell’islam. E i progressisti in Occidente difendono questo ultimatum criminale mettendo in pericolo le vite dei vignettisti, dei giornalisti, dei liberi pensatori e degli intellettuali pubblici giorno per giorno.

Facciamo male a noi stessi quando pratichiamo l’autocensura su questo punto. Il mondo islamico deve semplicemente abituarsi al fatto che la libertà di parola vince e che noi non ci dobbiamo scusare. Ma ci sono un paio di casi in cui applicare due pesi e due misure a questo proposito. Per esempio, in Francia e Germania ed in alcuni altri paesi europei occidentali è illegale negare l’Olocausto. Quella è una cattiva legge. Qualunque persona dovrebbe essere libera di negare l’Olocausto, il che vuol dire che [tale persona] dovrebbe essere libera di rovinarsi da sé la reputazione e gli altri dovrebbero essere liberi di ridicolizzarla e di boicottare le sue attività. Non ci dovrebbero essere leggi contro queste idiozie. Rendere questo genere di discorsi illegale è un errore madornale ed i fondamentalisti islamici ed i progressisti usano questo errore per condannare la cosiddetta ipocrisia di tutti coloro che difendono Charlie Hebdo in questo momento. Qualunque cosa si pensi del contenuto delle vignette del Charlie Hebdo. E, come molta gente ha fatto notare, questo contenuto è stato frainteso al di fuori della Francia: vignette che sembrano razziste a chi non parla francese, a chi è ignorante in materia di politica francese, sono tutto fuorché razziste quando se ne comprende il contesto. Ma anche concedendo che molte di queste vignette sono razziste e perciò offensive, si deve ammettere che proteggere la parola diventa importante quando c’è un gruppo di persone, fra virgolette, cioè i «mussulmani radicali», che rispondono a quest’offesa con minacce plausibili di omicidio in ogni paese della terra. Non possiamo cedere di fronte a ciò.

Qui sta la dimostrazione del fatto che una persona, indipendentemente da che sia di sinistra o destra, ha perso completamente il senso delle cose: nel momento in cui chiede: «Che cosa c’era in quelle vignette?», «Erano razziste quelle vignette?», «Era una rappresentazione negativa di Muhammad?». Fare certe domande è osceno. C’è gente che è stata uccisa per via di qualche vignetta: fine dell’analisi morale.

Abbiamo assistito alla totale capitolazione da parte degli organi di informazione di fronte a questo atto di terrorismo. Il fatto che il New York Times non stamperà l’attuale copertina del Charlie Hebdo, anche se è estremamente rilevante dal punto di vista dell’informazione, anche se [su quel giornale] vengono scritti articoli in proposito, è scioccante. E dobbiamo notare che un eufemismo impedisce un onesto discorso su questo argomento: usiamo parole come estremisti ed estremismo. Che cosa significano queste parole? Estremismo indica che l’espressione di un certo tipo di idee si è spinto all’eccesso o che certe idee sono state distorte. Ma quando parliamo di estremisti islamici, costoro hanno davvero esasperato o distorto gli insegnamenti che stanno al cuore dell’islam? No: gli estremisti islamici sono motivati dal ricorso piú letterale, piú diretto e piú ampio alle idee espresse nel Corano e negli hadith. Che cos’è che sta facendo l’ISIS che non abbia fatto Muhammad o che Muhammad non abbia esortato a fare da qualche parte nei testi sacri? Be’, fatemi sapere se trovate qualcosa. Questo è un fatto che dobbiamo assimilare: è un duro colpo all’opinione politicamente corretta che deve essere piazzato e piazzato con forza.

Fortunatamente, uno come Majeed Nawaz è pronto a parlare di ciò. Si presta ad essere l’interlocutore in uno scambio di idee con me, in questo caso. E lo fa senza mentire a proposito di ciò in cui la gente crede e di come si comportano a questo mondo. Dovete distinguerlo da gente come Reza Aslan che è una fonte di menzogne e di distrazione su questo argomento. Reza è una di quelle persone che qualche tempo fa, ha sostenuto che gli omicidi dei vignettisti e degli ebrei a Parigi era dovuto al fallimento delle politche di integrazione dei mussulmani in Francia e al razzismo di cui sono vittime. Questo significa fare leva sull’opinione comune che ci devono essere due parti in ogni conflitto. È proprio cosí: ci sono due risvolti della faccenda: da una parte hai i razzisti di Charlie Hebdo e i suoi lettori e dall’altra parte i poveri immigrati che faticano ad inserirsi in una società ostile. Questo è quello che ha portato certa gente a uccidere i vignettisti e a gridare “Abbiamo vendicato il profeta!”. Quest’analisi politcamente corretta è moralmente folle e gli organi di informazione ed i lettori sono assuefatti a questa roba. Focalizzarsi sul contenuto delle vignette, cosí come hanno fatto gente come Aslan e Greenwald, come se fosse moralmente rilevante, è una vergogna e nel momento in cui lo si fa ci si mostra per ciò che veramente si è. È il perfetto test della cartina al tornasole.

Ho l’impressione che la gente non capisca che cos’è ciò con cui abbiamo a che fare. Avete visto una di quelle recenti interviste a combattenti dell’ISIS catturati? La religione è il nocciolo del problema: sono completamente ossessionati dall’idea di andare in paradiso. Infatti, i Curdi hanno schierato in campo soldatesse e questo terrorizza i combattenti dell’ISIS perché credono che non andranno in paradiso se vengono uccisi da una donna: scappano a gambe levate davanti a queste soldatesse. È come una cultura da bambini psicotici e psicopatici. Pensate solo all’atteggiamento che mostrano verso i bambini stessi. Naturalmente, hanno ammazzato bambini sciiti, cristiani e yezidi seppellendoli vivi e crocifiggendoli. Eppure, pare che siano contenti di far subire ogni sorta di inutile orrore anche ai propri bambini. Avrete letto la storia di quel mago di strada di Raqqa in Siria che faceva divertire i bambini da anni. L’ISIS ha giudicato la sua attività non conforme all’islam e gli hanno tagliato la testa.

Provate ad immaginare che cosa può voler dire essere un bambino in un contesto simile. Provate ad immaginare che razza di uomini e donne può produrre una tale infanzia. È di cruciale importanza capire che storie come questa non rappresentano un uso eccessivo della forza da parte di pochi pazzi: tutta questa carneficina, l’assassinio di giornalisti e di cooperanti, le torture di donne colte ad allattare in pubblico, è fondamentale nel progetto jihadista. È come l’apertura di uno Starbucks da noi. Questo [orrore] è ciò che secondo loro rappresenta il meglio di sé stessi. Questo è il modo in cui pubblicizzano il proprio progetto al resto del mondo. Il video di un cooperante (un cooperante!) cui viene tagliata la testa è parte del loro materiale di reclutamento. Queste sono storie orrende che ci vengono dalla Siria e dall’Iraq. Questo non è il massacro di My Lai: è ciò in cui credono senza alcuna vergogna. È espressione del loro modo di vedere il mondo. E questa loro visione del mondo è contagiosa. Non importa se una persona è stata in diretto contatto con al-Qa’ida o l’ISIS o se è un lupo solitario: stiamo parlando della diffusione di idee. L’idea di martirio nel jihad e del paradiso, dei diritti delle donne e della blasfemia.

Il punto che non va mai ignorato, che non va mai perso di vista è che siamo in guerra con il fenomeno globale del jihadismo e che non è possibile alcun compromesso con questo culto della morte. E questi finti progressisti, questi compagni di strada della teocrazia, questa gente che nel nome dei valori democratici sono solamente i garanti del politicamente corretto e del masochismo, sono parte del problema. Ci stanno impedendo di esigere che la comunità islamica mondiale prenda coscienza e agisca. E questo è il motivo per cui espressioni di orrore e rigetto sono ben poche nella comunità islamica. Certo che si resta orripilati davanti a questo genere di comportamento se si è degli esseri umani degni di tale nome e si ha anche soltanto una minima idea di soicetà civile del XXI secolo! Ma non è abbastanza. I mussulmani devono prendere atto in tutta onestà degli insegnamenti malvagi della loro fede. Non possono piú limitarsi a dire che l’islam è una religione di pace. Non possono piú mentire a proposito degli insegnamenti sul martirio, sul jihad, sull’apostasia e sui diritti delle donne. I mussulmani devono combattere una civile guerra di idee o una guerra civile contro il jihadismo e l’islamismo in genere. Questo è ciò che deve accadere.

Non è una questione di incolpare tutti i mussulmani delle azioni di alcuni di loro. È un modo di pretendere una riforma all’interno dell’islam che solo i mussulmani possono realizzare. Il mondo civilizzato aspetta che questo accada e nel frattempo la gente continua a morire. Ovviamente, la maggior parte delle persone che muoiono sono mussulmane. Come ho detto, lo scambio di idee che ho con Majeed Nawaz è esattamente su questo punto e Majeed sta facendo un lavoro importantissimo con la Quilliam Foundation e vi incoraggio ad informarvi su chi è se ancora non lo sapete.

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