Turchia: impennata di femminicidi e un uxorcida in TV.

Dopo la violenza subita dalla giovane curda di Diyarbakir, Mutlu Kaya, per il solo fatto di aver partecipato ad un talent show, c’è chi sostiene che la violenza sulle donne in Turchia sia allo stesso livello che in Italia. È veramente cosí? In questo articolo di Pinar Tremblay si racconta la condizione femminile in quel paese. Non solo le statistiche sui femminicidi sono alterate per occultare questa piaga sociale, ma è il contesto culturale che in Turchia è diverso ed in fase di rapido e progressivo degrado. L’originale, del 12 settembre 2014, è qui.

 
In uno studio televisivo di Istanbul le telecamere riprendono un momento imbarazzante e, al contempo, rivelatorio. In uno show simile a The Bachelor, che va in onda in America, è stato presentato un nuovo scapolo: Sefer Çalinak.

Prima del 2000 Çalinak era stato condannato per l’omicidio delle sue due mogli. Ha scontato quattro anni e mezzo per il primo uxorcidio e sei per il secondo. Çalinak cercava una nuova moglie.

Durante la sua presentazione, la conduttrice Seda Sayan ha domandato: Avete mai visto un assassino con un volto cosí sorridente? Il pubblico nello studio rideva e si divertiva, ma in seguito si è scatenata una rivolta sui social media. Questo show dimostrava di essere un altro esmepio di esaltazione della violenza sulle donne?

Il doppio uxorcida Sefer Çalınak cerca di nuovo moglie alla TV turca.

Il doppio uxorcida Sefer Çalınak cerca di nuovo moglie alla TV turca.

Aylin Nazlıaka, un membro del parlamento del Partito Popolare Repubblicano (CHP), ha espresso parola di condanna nei confronti della Sayan. Il sindaco di Ankara e membro del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) Melih Gökçek ha elogiato la Sayan per aver minacciato la Nazlıaka.

La realtà turca di cui questo show è il riflesso, però, è triste e spaventosa e riguarda le violenze domestiche. O, per dirla senza mezzi termini, l’aumento impressionante di casi di donne assassinate.

Le violenze domestiche sono considerate un affare privato e non un problema di interesse pubblico. Perciò i testimoni si voltano tranquillamente dall’altra parte se vedono un uomo che picchia una donna in mezzo alla strada, proprio perché si tratta di un fatto privato. Il 3 maggio, una donna di 26 anni è stata pestata a morte alla luce del sole nella provincia di Mugla.

Grida se ti aggrediscono è stato l’unico consiglio pratico che il governo dell’AKP ha dato alle vittime. La vittima gridava, come il Ministro della Famiglia Aysenur İslam aveva consigliato di fare ai bambini in caso di aggressione, ma la formula magica del ministro dell’AKP per lei non ha funzionato: l’aggressore era il suo ragazzo. C’erano molti testimoni, ma nessuno di loro ha ritenuto che fosse il caso di intervenire.

Il 9 settembre una donna incinta è stata selvaggiamente picchiata in una strada affollata di Istanbul senza che nessuno intervenisse. Una delle testimoni, Nazen, di 64 anni, ha detto ad Al-Monitor: Non vogliamo immischiarci in faccende familiari private. È una questione fra l’uomo e la donna. La donna è come il fico: se un ramo è infestato dai vermi bisogna tagliare l’albaro, altrimenti tutto il frutteto andrà in malora. L’idea della purezza della donna che ha Nazen è ampiamente diffusa in Turchia.

Disgraziatamente, questi non sono fatti isolati. Nel 2010 il Ministero della Giustizia ha rilasciato i dati sul numero di donne uccise: fra il 2003 ed il 2010 c’è stato un aumento del 1400% di femminicidi. Il governo dell’AKP è stato oggetto di dure critiche dopo la pubblicazione di tale dato. Perciò, nell’estremo tentativo di salvare la propria reputazione, il governo ha cominciato a ritoccare le cifre.

Hülya Gülbahar (avvocato, attivista dei diritti delle donne e fondatrice e capo dell’Associazione per il sostegno delle Donne Candidate in Politica, KADER) ha scritto un feroce articolo per il sito T24 in cui ha spiegato come, secondo le statistiche aggiornate del governo dopo la notizia dell’impennata del 1400%, gli omicidi di migliaia di donne non sono stati denunciati come tali. Quindi, dopo il 2010, le statistiche ufficiali mentono? Un’importante avvocata e una delle fondatrici del KADER, Vildan Yirmibeşoğlu, ha detto ad Al-Monitor: Nel 2012 il Ministero della Famiglia ha dichiarato che sono state assassinate 155 donne, ma, stando alle notizie, a queste ne dobbiamo sommare altre 210 uccise nello stesso anno.

Nessuno può contestare il fatto che la violenza sulle donne è diventata la norma nella Turchia di oggi. Queste donne vengono assassinate dai loro parenti maschi. Dai loro mariti nel 50% dei casi e in quelli restanti da un ex fidanzato, da un fratello, dal suocero, dal padre, da un figlio o persino da un nipote.

Innanzitutto, il valore attribuito alla donna nella società turca è sempre stato basso ed è andato scadendo ulteriormente nell’ultimo decennio. Le leggi turche hanno concesso la parità alle donne dal punto di vista legale, tuttavia esse sono considerate relegate all’ambito privato. A guardare i dati del World Economic Forum, nel 2013 la Turchia risultava 127ᵃ di 136 paesi nell’indice del divario economico fra i sessi. I dati dimostrano che, se aumentano l’indipendenza economica e il tasso di istruzione delle donne, la probabilità che queste hanno di subire violenze domestiche cala. Allo stesso modo, se il livello di istruzione degli uomini aumenta, diminuisce la probabilità che essi ricorrano alla violenza. Le donne povere, giovani e senza istruzione sono esposte ad un rischio molto maggiore di subire violenze domestiche.

In secondo luogo, vi è il concetto di onore. Come si può giustificare un crimine appellandosi all’onore? L’onore è un concetto vago, ma duttile per gli uomini turchi. Il rifiuto di una donna di sposarsi o la sua intenzione di divorziare potrebbero diventare questioni d’onore. La pressione sociale è, innegabilmente, uno dei fattori che contribuisce alla pepetrazione di delitti d’onore. E il circolo vizioso continua: dato che la società mette in questione la reputazione della donna per qualsiasi suo comportamento, le dinamiche familiari costringono i membri maschi ad assumersi il compito di ripristinare il buon nome della famiglia.

Da ultimo, l’indulgenza dimostrata verso il delitto d’onore è la norma ed è codificata nella legge penale. Se il movente ha a che fare con l’onore, la passione o l’ambito strettamente familiare, la pena può venire ridotta. Per buona condotta, l’assassino può ottenere l’amnistia in un anno o due. Ed è per questo che l’ospite dello show di apputamenti galanti, all’età di 62 anni, era già a piede libero nonosante due uxorcidi consecutivi. Alcuni anni di prigione sono ritenuti una pena sufficiente nella maggior parte dei casi. Questa indulgenza nasce dal fatto che in Turchia la vita di una donna è senza valore e ciò incentiva altri assassini. Di fatto, la polizia ha riferito che i colpevoli hanno cercato su Google le condanne previste che avrebbero potuto subire prima di uccidere le loro vittime. Le sole misure di legge non risolveranno il problema alla radice, ma potrebbero funzionare come deterrente per un buon numero di potenziali criminali.

Molte donne muoiono anche mentre sono sotto la protezione ufficiale del governo. Stando a quanto riporta Mor Çatı (la piú importante istituzione turca di rifugi per donne maltrattate) il sostegno che il governo dà ai rifugi per donne è minimo. La fondatrice del KADER, Vildan Yirmibeşoğlu, in quanto avvocata esperta in questo campo, ha detto ad Al-Monitor: Il governo dell’AKP crede nella riconciliazione ed esorta le donne a ritornare a casa, piuttosto che preoccuparsi di aprire nuovi rifugi e di proteggerle dal pericolo. La Yirmibeşoğlu ha aggiunto: L’onore non dovrebbe essere piú considerato un’attenuante per ottenere uno sconto di pena.

Molti colpevoli credono che i loro crimini d’odio siano sanciti dall’islam. L’aumento della religiosità è da ritenere un fattore determinante nell’aumento dei casi di omicidio? Şaban Ali Düzgün, professore di teologia all’Università di Ankara ha detto ad Al-Monitor: A proposito dei femminicidi, direi che è la comprensione religiosa della relazione fra uomo e donna, piuttosto che la religione stessa, che ha un effetto indiretto. Dico effetto indiretto, perché a mio avviso, questi omicidi avrebbero poturo essere prevenuti per mezzo di un’interpretazione consapevole comune. Accanto a pene severe per l’omicidio, potremmo sviluppare un sistema educativo che disapprovi tali crimini mostruosi attraverso insegnamenti morali e religiosi.

Alcuni ‘ulamâ’ si sono espressi contro i femminicidi. Tuttavia, il solo fatto di mettere in evidenza una certa sura o un certo hadith non sono misure sufficienti. È necessario uno sforzo nazionale per cambiare il concetto di virilità nella cultura e nella tradizione. Quando una donna, destinata a diventare la vittima di un omicidio, cerca aiuto perché teme per la prorpia vita ed il funzionario governativo può dirle scherzando: Non Si preoccupi. Il peggio che Le possa capitare è di morire, quale precedente si può stabilire se dopo l’omicidio nessuna accusa può essere mossa al funzionario? Alle donne viene ordinato apertamente di obbedire e di cercare di andare d’accordo coi loro potenziali assassini, perché per loro non esistono alternative praticabili.

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Pare che la vita delle donne sia la merce meno pregevole sul mercato sociale. Lo stupro e le violenze domestiche sono considerate questioni personali o private. Persino quando le donne sono uccise o stuprate, i tribunali ventilano persino ipotesi sul fatto che esse possano essere in parte colpevoli: La tale donna ha fatto qualcosa per meritare la morte? È proprio questa percezione del corpo femminile, visto attraverso la lente dell’onore, che uccide le donne.

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