Sconto sul delitto d’onore per motivi culturali.

In questo articolo di Uta Rasche si tratta dei diritti d’onore in Germania e si parla dello sdegno suscitato da una sentenza pronunciata contro un giovane afgano colpevole di aver accoltellato e ucciso la propria ragazza tedesca incinta. Nonostante la condanna, non è stata riconosciuta alcuna aggravante per via della cultura e della religione dell’assassino. Il delitto d’onore, in ogni caso, non è endemico delle comunità islamiche tedesche, ma interessa anche la comunità curda yezidi. L’originale in tedesco è qui.

In Germania due terzi dei delitti d'onore sono commessi da immigrati dalla Turchia.

In Germania due terzi dei delitti d’onore sono commessi da immigrati dalla Turchia.

Il tribunale provinciale di Wiesbaden non ha potuto riconoscere alcuna particolare aggravante nel caso del tedesco-afgano Isa S. Il 5 febbraio dell’anno scorso, il giovane mussulmano ha colpito con tre coltellate alla schiena la sua ex ragazza incinta. Aveva tenuto i propri genitori all’ocuro della relazione con la tedesco-americana, perché temeva che non la approvassero.

Dopo che la giovane donna gli ha comunicato di essere incinta di lui, l’uomo voleva obbligarla ad abortire, altrimenti lei avrebbe conosciuto il vero afgano che era in lui. Lei, invece, era intenzionata a tenere il bambino, ma non voleva crescerlo come mussulmano. Il tribunale ha condannato Isa S. all’ergastolo. L’accusato, che al momento di compiere il delitto aveva 23 anni, non sarebbe stato tuttavia in grado di intendere. Inoltre, si sarebbe trovato ad affrontare un dilemma senza soluzione.

Cosí il giudice ha motivato l’inapplicabilità dell’aggravante. La procura dello Stato ha chiesto che si negasse la possibilità di scarcerazione con la condizionale dopo 15 anni. Birgitta Biehl, avvocata e vicepresidente dell’associazione Peri e.V., alla fine del processo non è rimasta sorpresa dell’esito, ma, piuttosto, sdegnata. Se il colpevole fosse stato cristiano o ateo, la sua colpa sarebbe stata maggiore?, domanda la Biehl.

La Biehl ha delle perplessità su questa specie di sconto per motivazioni culturali accordato a criminali come Isa S.: quell’uomo è cresciuto ed è andato a scuola qui. Ha la cittadinanza tedesca. Doveva sapere per forza quali sono le regole che vigono in Germania. Non era neppure un caso di mancanza di istruzione: l’assassino era studente universitario. L’associazione Peri (che vuol dire la fata buona) aiuta le giovani che sono obbligate a contrarre matrimoni combinati. La Biehl ha seguito il processo da principio e lo ha commentato sul proprio sito.

Da due anni assiste a processi per delitti d’onore per informare a proposito dei modelli di comportamento tipici che stanno alla base di questi crimini. Fino ad ora ha partecipato a quattro processi. Il primo è stato il procedimento penale a carico della famiglia della curda yezidi Arzu Özmen a Detmold. La notte del 1° novembre 2011, la diciottenne è stata rapita dall’appartamento del suo ragazzo tedesco e poi uccisa in un luogo sconosciuto da suo fratello Osman con due colpi di pistola alla testa.

 

Strutture patriarcali e un concetto particolare di onore.

Le cause sono da ricercare nelle strutture patriarcali di queste famiglie e un concetto particolare di onore. Il singolo, con le proprie aspirazioni, non conta nulla e la sua importanza è relativa alla sua funzione nella collettività, dice la Biehl. Fra gli yezidi la pressione a trovare il coniuge giusto è particolarmente pesante. In Germania ne vivono circa 40mila, provenienti prevalentemente dalle province curde della Turchia e dall’Irak settentrionale. Lo yezidismo è considerato una setta dell’islam, ma ha assorbito anche elementi del cristianesimo orientale.

È yezidi solo chi nasce da padre e madre che siano entrambi di questa religione. La pressione a sposarsi nell’ambito della stessa comunità religiosa è molto forte. Questo si riflette direttamente nel numero di donne yezidi che vivono in Germania che si rivolgono alle associazioni di supporto a causa di un imminente matrimonio combinato. Questo numero, secondo il ministero federale della famiglia del 2011, è di circa il 10%, sebbene gli yezidi siano complessivamente un centesimo dei mussulmani che vivono in Germania.

 

I rigidi precetti sul matrimonio gravano solo sulle donne.

Anche il Consiglio Centrale dei Mussulmani, che ora partecipa di nuovo alla riedizione della Conferenza Islamica Tedesca, propaganda severi precetti riguardo al matrimonio, tuttavia ad essi sono soggette solo le donne. Sul sito internet islam.de gestito dal Consiglio, fra le domande frequenti, viene spiegato che il matrimonio fra un mussulmano ed una cristiana o un’ebrea è permesso fintantoché i figli sono cresciuti come mussulmani. Tuttavia, non è ammesso il matrimonio di una mussulmana con un non mussulmano.

La ragione che vi viene addotta, con il pretesto dell’interesse della donna, è che i diritti della donna nel matrimonio (come, per esempio, il mantenimento e le cure da parte del coniuge) non sono piú garantiti, come non lo è la professione della propria religione. Invece, secondo la legge tedesca, è stabilito che la libertà di fede, cosí come l’obbligo di assistenza, sono garantite a prescindere dalla religione dei coniugi.

È inconcepibile, dice l’avvocata Biehl, che qualcuno che fa passare certe idee per dotte opinioni, possa occupare il posto di interlocutore in sede di dialogo fra Stato e comunità religiose. Anche il ruolo delle associazioni nella formulazione dei contenuti che riguardano l’educazione religiosa deve essere considerato criticamente in questo scenario. Se le associazioni conservatrici prendessero il sopravvento e fosse loro consentito di diffondere la propria visione etica, ciò farebbe precipitare le ragazzine che si innamorano di un loro compagno non mussulmano, in gravi conflitti.

Birgitta Biehl parla anche per esperienza personale. Attraverso i propri figli ha conosciuto una giovane curda che dietro pressione da parte dei genitori era stata obbligata non lasciare piú casa e a non avere piu contatti coi tedeschi. Siccome non obbediva, il padre l’ha minacciata picchiandola: cosí come vivi non va bene. Il prossimo mese ti facciamo sposare. La giovane donna, allora diciottenne, è scappata di casa e ha trovato presso l’avvocata un domicilio provvisorio e, fino ad oggi, appoggio. Dopo anni pieni di paura e di sotterfugi, ora studia da insegnante di scuola secondaria superiore. Capisce che lo scopo principale della sua vita, anche nel lavoro, sarà di essere costantemente presente per le sue future studentesse.

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