Come l’islam produce sociopatici.

Individui sociopatici e comportamenti collegati alla sociopatia si riscontrano in tutte le culture e religioni, ma in una sola se ne trovano di gran lunga di piú che in tutte le altre. Traduzione dell’articolo di Nicolai Sennels pubblicato qui.  

Gli eccidi quotidiani, le campagne di terrore, le persecuzioni e le esecuzioni di famiglie perpetrati dai seguaci dell’islam sono orripilanti. La creatività espressa in questi attacchi terroristici, segno della ricerca consapevole di modi nuovi e piú efficaci di uccidere e terrorizzare, è impressionante: aerei dirottati e lanciati contro grattacieli, innocenti disarmati massacrati con granate e fucili automatici nei centri commerciali, bombe impiantate nel corpo, modellini di aerei usati come droni, camioncini con lame rotanti attaccate alle ruote per falciare esseri umani, uccisioni di famigliari con l’acido o col fuoco, impiccagioni pubbliche effettuate con le gru davanti a folle esultanti ecc. E questo si aggiunge agli accoltellamenti, alle uccisioni di genitori davanti ai figli e agli sgozzamenti di neonati mentre dormono.

Tutto ciò porta a domandarsi che cosa provoca tanta mancanza di empatia e la quasi divertita creatività nell’escogitare sempre altri modi per assassinare chi viene percepito come nemico. Questa è una domanda per gli psicologi come me.

Studiare la mente dei mussulmani.

Nessuno nasce stragista, stupratore o criminale violento. Quindi, che cosa c’è nella cultura islamica che ha un influsso tale sui bambini da far sí che un numero relativamente grande di mussulmani nuoccia al prossimo?

In qualità psicologo di un carcere minorile danese, ho avuto l’opportunità di studiare la mentalità dei mussulmani. Il 70% dei delinquenti minorenni in Danimarca proviene da famiglie mussulmane. Ho potuto tracciare un paragone fra costoro e i miei pazienti non mussulmani della stessa età e della stessa estrazione sociale. Sono giunto alla conclusione che l’islam e la cultura islamica possiedono al proprio interno meccanismi che nuocciono allo sviluppo della persona e incentivano il comportamento criminale.

Naturalmente, sono consapevole che i mussulmani non sono tutti uguali e che non tutti i mussulmani seguono gli insegnamenti violenti e perversi del Corano e l’esempio altrettanto imbarazzante del loro profeta. Ma, come capita nel caso delle altre religioni, anche l’islam influenza i suoi seguaci e la cultura in cui essi vivono.

Si potrebbe dire che vi sono due tipi di meccanismi psicologici che, sia singolarmente che combinatamente, incentivano il comportamento criminale. Un tipo è collegato principalmente alla religione, ed ha a che fare con l’indottrinamento allo scopo di inculcare valori islamici nei bambini quanto prima possibile e con qualsiasi mezzo si dimostri necessario, inclusi la violenza e l’intimidazione. È comprensibile la preoccupazione del genitore mussulmano a proposito della scelta religiosa dei propri figli, poiché la shari’a prevede la pena di morte per coloro che scelgono una religione diversa da quella dei propri genitori.

L’altro tipo di meccanismi ha maggiormente a che fare con la cultura e la mentalità. Questi meccanismi culturali e psicologici sono la naturale conseguenza dell’influsso sulla società di una religione come l’islam e della provenienza da una società tribale vecchia di 1400 anni nella quale la libertà di svilupparsi oltre i limiti imposti dalla religione è impensabile.

Metodi classici di lavaggio del cervello nell’educazione.

La tecnica del lavaggio del cervello per costringere qualcuno a credere o a fare cose che sono contro la natura umana (come, ad esempio, odiare o persino uccidere persone che neppure si conoscono) consiste usualmente nella combinazione di due elementi: il dolore e la ripetizione. Infliggere intenzionalmente sofferenza psicologica e fisica distrugge la resistenza della persona al messaggio che viene costantemente ripetuto.

I regimi totalitari impiegano questo metodo per rieducare i dissidenti politici. Gli eserciti dei paesi meno civilizzati lo utilizzano per formare soldati spietati e le sette religiose in tutto il mondo lo usano per rendere i propri adepti dei fanatici.

Durante le mie numerose sedute con oltre un centinaio di pazienti mussulmani, ho riscontrato che la violenza e la ripetizione di messaggi religiosi sono preponderanti nelle famiglie mussulmane.

La cultura islamica, in parole povere, non ha la stesso tipo di concezione di sviluppo umano che hanno le società civili. Pertanto, il dolore fisico e le minacce sono gli strumenti preferiti per crescere i figli. Questa è la ragione per cui molte ragazze mussulmane diventano donne che accettano supinamente le violenze dei mariti. È anche la ragione per la quale i ragazzi mussulmani diventano uomini adulti che considerano la violenza normale. E ciò spiega anche il fatto che a Copenhagen nove bambini su dieci che vengono allontanati dalle proprie famiglie provengono da famiglie di immigrati. La tradizione islamica in virtú della quale la violenza e l’intimidazione sono considerate uno strumento educativo è seguita ampiamente nelle scuole islamiche ed anche in quelle che si trovano in Occidente.

Questo sistema basato su dolore ed intimidazione accompagnati da innumerevoli ripetizioni di versetti coranici tanto nelle scuole islamiche quanto nelle famiglie, rende molto difficile per il bambino difendersi dall’indottrinamento che gli impone di seguire il Corano, anche se tale insegnamento va contro le leggi civili, la logica e il semplice concetto di compassione.

Come sappiamo da moltissimi studi psicologici, richiede uno sforzo enorme cambiare in età adulta il comportamento di un bambino influenzato pesantemente in tenera età. Non c’è da stupirsi che, in genere, i mussulmani siano caratterizzati da una fede piú forte di qualsiasi altro gruppo religioso, nonostante la natura disumana dell’islam e la sua inidoneità a stimolare nei suoi seguaci qualità apprezzabili e positive come il buonumore, la compassione e cosí via.

Quattro fattori chiave di ordine psicologico.

Non solo l’educazione islamica tradizionale ha molto in comune con i metodi classici di lavaggio del cervello, ma, al contempo, la cultura che essa genera alimenta quattro caratteristiche psicologiche che favoriscono e incentivano ulteriormente il comportamento violento.

Questi quattro fattori sono:

  1. Rabbia
  2. Mancanza di sicurezza
  3. Mancanza di senso di responsabilità
  4. Intolleranza

Per quel che concerne la rabbia, nelle società occidentali essa è per lo piú considerata un segno di debolezza. Le esplosioni incontrollate di questo spiacevole sentimento sono forse il modo piú rapido di incappare in una situazione imbarazzante, specialmente nei paesi nordeuropei. E, sebbene la persona arrabbiata possa incutere paura, essa non ottiene mai rispetto.

Nella cultura islamica l’espressione della rabbia è un fenomeno molto piú accettato e la capacità di suscitare timore è vista come una manifestazione di forza e di status sociale. Assistiamo a casi in cui gruppi etnici o paesi islamici proclamano giornate intere dedicate alla rabbia e usano espressioni come rabbia sacrosanta, un modo di dire che appare come un controsenso in paesi pacifici.

Nelle società occidentali, la capacità di gestire la critica giustificata in modo costruttivo e di trascurare con una scrollata di spalle quella distruttiva è considerata un’espressione di forza e di autenticità. Ma, come tutti sanno, non è cosí fra mussulmani. Fra di loro la critica è interpretata come un attacco all’onore personale e ci si aspetta che l’onore venga restaurato ricorrendo a qualsiasi mezzo necessario a tacitare l’avversario. I mussulmani non provano quasi mai a ribattere alla critica con argomentazioni logiche. Invece, tentano di metterla a tacere fingendo di sentirsi offesi, insultando o minacciando, oppure persino uccidendo chi critica.

Il terzo fattore psicologico ha a che fare col senso di responsabilità e in questo caso il fenomeno psicologico definito locus of control assume un’importanza fondamentale. Le persone cresciute secondo modelli occidentali generalmente possiedono un locus of control interno, il che significa che ritengono che la propria vita sia governata da fattori interni quali le proprie scelte, la propria visione del mondo, il modo di gestire le proprie emozioni e le situazioni ecc. I mussulmani, invece, vengono educati a considerare la propria vita come se fosse controllata dall’esterno.

Ogni cosa accade in shâ’ Allah (se Dio vuole) e le molte leggi religiose, le tradizioni e le potenti autorità maschili lasciano poco spazio alla responsabilità individuale. Questa è la causa dell’imbarazzante e arcinota mentalità vittimistica islamica, secondo la quale delle condizioni in cui i mussulmani versano, e che essi stessi hanno creato, sono responsabili gli altri, i quali vanno, perciò, puniti.

Da ultimo, il quarto fattore psicologico che rende i mussulmani vulnerabili al messaggio violento del Corano ha a che fare con la tolleranza. Mentre nelle società occidentali generalmente si valuta la bontà di una persona in base alla sua apertura e tolleranza, ai mussulmani vien fatto credere di essere superiori ai non mussulmani, di essere destinati a dominare su di loro e di prendere le distanze da loro sia dal punto di vista sociale che emotivo. I molti versi del Corano dal contenuto violento e disumanizzante e gli hadith contro i non mussulmani somigliano molto alla propaganda ideologica che certi leader usano nei confronti del proprio popolo allo scopo di prepararlo mentalmente a combattere ed uccidere il nemico. Uccidere il prossimo è piú facile se lo si odia e non lo si considera del tutto umano.

Perché l’islam crea mostri.

Il cocktail culturale e psicologico di rabbia, bassa autostima, vittimismo, propensione a lasciarsi ciecamente guidare da autorità esterne e atteggiamento aggressivo e discriminatorio nei confronti dei non mussulmani (inculcato per mezzo del dolore, dell’intimidazione e dell’inebetente ripetizione degli innumerevoli versetti coranici che incitano alla violenza contro i non mussulmani), è la ragione per la quale l’islam produce mostri.

Il problema psicologico interno all’islam.

Il problema dell’islam e della cultura islamica è che in esse vi sono talmente tanti fattori psicologici che spingono i seguaci di quella religione ad assumere un atteggiamento violento conto i non mussulmani che uno scontro violento generale, almeno dal punto di vista psicologico, è inevitabile. Per via della forte pressione e delle forti emozioni che covano all’interno di un gruppo di persone cosí vasto, e complessivamente tutto allineato contro di noi, stiamo per affrontare la tempesta perfetta e non vedo alcuna possibilita di aggirarla. Affinché una persona cambi, è necessario che voglia cambiare, che le sia permesso di cambiare e che sia in grado di farlo. Solo una sparuta minoranza di mussulmani godono di una condizione cosí favorevole.

Fin troppe persone sottovalutano il potere della psicologia che si trova insito nella religione e nella cultura. Come abbiamo già visto, nessun esercito di assistenti sociali, nessuna generosa politica di welfare statale, nessun politico mellifluo, nessun giornalista politicamente corretto e nessun soldato della democrazia è in grado di fermare queste forze colossali. Varare leggi sensate sull’immigrazione e sull’islamizzazione nei nostri paesi può limitare la quantità di sofferenza, ma in base alla mia preparazione e alla mia esperienza professionale di psicologo con pazienti mussulmani, sono convinto che non potremo deviare o evitare questo movimento multiforme ed aggressivo diretto contro la nostra cultura.

Credo che noi, come società democratica ed istruita, possiamo concentrarci e organizzarci per preservare i nostri valori e le nostre istituzioni e possiamo vincere in questo conflitto attuale iniziato per lo piú dai seguaci della shari’a che abbiamo in casa. La vera questione è quanta della nostra dignità, quanti dei nostri diritti civili, quanto del nostro sangue e danaro e quante lacrime ci costerà tutto ciò nel frattempo.

Annunci