Lo stupro della Svezia.

Pat Condell parla di nuovo della difficile situazione in Svezia, paese che continua a far entrare immigrati dal Terzo Mondo e in cui, a causa della politica folle dell’accoglienza indiscriminata, il tasso di criminalità e, soprattutto, di stupri continua a crescere. Una dimostrazione per l’Europa intera di come l’immigrazione massiccia, voluta dai politici e propagandata dai media, abbia sconvolto una società pacifica e progredita.


Ricevo moltissime email dalla Svezia, specialmente da donne svedesi che dicono di non sentirsi piú sicure nel proprio paese e che hanno paura di ammetterlo apertamente per timore delle conseguenze. Questa non somiglia piú alla società aperta e libera che tutti noi conosciamo ed ammiriamo. Ma quando si sentono certe notizie che arrivano dalla Svezia è facile capire per che motivo quelle donne si sentono cosí.

Pochissimo tempo fa, una bambina di tre anni è stata stuprata da un immigrato del Terzo Mondo e l’Agenzia Svedese per l’Immigrazione ha dimostrato quali sono le proprie priorità proteggendo lo stupratore. Lo hanno trasferito per la sua incolumità e hanno tentato di tenere le forze dell’ordine all’oscuro del suo crimine. Recentemente, anche una donna svedese è stata rapita e stuprata per molte ore da una banda di uomini che si facevano passare per minori. Vedete, fra i 200˙000 immigrati economici e parassiti del welfare che la Svezia sta accogliendo quest’anno (in spregio sia al buon senso che all’assennatezza), ci sono anche circa 30˙000 cosiddetti minori non accompagnati, molti dei quali sono uomini adulti in tutto e per tutto: uomini adulti mussulmani venuti dal Terzo Mondo. E come tutti sanno, le donne non sono al sicuro quando hanno a che fare con uomini mussulmani che provengono dal Terzo Mondo. La Svezia ne ha fatti entrare talmente tanti che ormai è la capitale europea incontestata dello stupro. Secondo le statistiche, una donna svedese su quattro sarà stuprata nel corso della sua vita, grazie al contributo culturale di questi mussulmani provenienti dal Terzo Mondo. Eppure, l’unica volta che si abbia notizia delle femministe svedesi è quando si mettono un velo in testa come manifestazione di solidarietà alla cultura che le minaccia, per dimostrare che non sono razziste.

Non ci si può fidare a lasciare che gli uomini mussulmani provenienti dal Terzo Mondo stiano nello stesso posto con delle donne, perché non sono sufficientemente civilizzati. Non importa quante volte gridiate: razzisti!, perché questo non li renderà nemmeno minimamente piú civilizzati. Le vostre figlie avranno sempre una probabilità maggiore di essere stuprate se si trovano assieme a uomini mussulmani del Terzo Mondo, perché la cosiddetta cultura di tali individui è quella.

I nostri politici stanno importando in blocco, scientemente e caparbiamente, quel tipo di cultura in Europa, minacciando direttamente la sicurezza delle donne. In nessun altro posto ciò è piú evidente che in Svezia, dove pare non pensino ancora di aver fatto entrare già troppi mussulmani dal Terzo Mondo. Sebbene il paese sia ormai arrivato al punto di saturazione e non ci sia piú neppure un buco in cui sistemarli, a migliaia continuano a riversarsi in Svezia quotidianamente, di modo che i politici svedesi, nella loro follia, possano esibire al mondo la propria virtú a spese del proprio popolo. Sanno che a loro andrà bene. Non sarà il loro quartiere a diventare teatro di guerra dalla sera alla mattina. Non saranno le loro mogli e sorelle ad essere aggredite per strada o le loro figlie che verrano stuprate mentre vanno a scuola. Però, alla fine, capiterà anche a loro.

I politici svedesi non riuscirebbero a distruggere con tanta facilità il proprio paese e a tradire il suo popolo, specialmente le donne, se quei vigliacchi di giornalisti svedesi volessero fare il proprio lavoro e mettessero i politici davanti alle loro responsabilità. Recentemente, un immigrato afgano, che aveva già stuprato la propria cugina undicenne, ha violentato una quattordicenne svedese. Avrebbe dovuto essere espulso dopo aver scontato una lieve pena, ma ha avuto la brillante idea di fingere di convertirsi al cristianesimo e di richiedere asilo per via delle proprie convinzioni religiose. Nonostante abbia dato prova di una conoscenza del cristianesimo pari a zero quando gli è stata fatta qualche domanda, gli sono stati tuttavia concessi il permesso di soggiorno permanente e un sussidio, insieme alla libertà di stuprare di nuovo. I media svedesi hanno occultato questa vicenda. Se fosse dipeso da loro, nessuno ne avrebbe mai sentito parlare. Per fortuna, i media alternativi hanno fatto bene il lavoro che non hanno fatto gli altri (ancora una volta), riuscendo a reperire gli atti del processo e rendendoli pubblici.

In un altro caso recente, un immigrato iracheno ha violentato una donna svedese su un treno notturno e il giornale locale della città in cui l’uomo è stato arrestato ha rifiutato categoricamente di dare notizia della vicenda.

Tanto per capirci, un giornalista svedese non è un vero giornalista, bensí un meschino portavoce della correttezza politica progressista, la cui condotta consiste nel collaborare col nemico. Esattamente come i politici, questi giornalisti amano gli immigrati a tal punto che non tollerano neppure l’idea di viverci insieme. Quando non predicano ai quattro venti i benefici dell’immigrazione di massa proveniente dal Terzo Mondo, e non demonizzano coloro che le si oppongono, i giornalisti svedesi fanno le cose piú assurde per nascondere il tasso di criminalità direttamente collegato all’immigrazione ed il rischio reale che esso comporta per gli Svedesi (soprattutto per le donne) e mentono abitualmente a proposito dell’origine etnica dei criminali.

In un caso tristemente noto, e tuttavia tipico, accaduto all’inizio dell’anno, una donna svedese è stata vittima di uno stupro di gruppo commesso da otto immigrati africani a bordo di un traghetto. I media hanno descritto, in maniera mendace e sfrontata, gli stupratori come svedesi, come di solito fanno, mentendo a proposito di tutti i criminali immigrati. I media svedesi sono noti perché pixellano le foto dei criminali immigrati e schiariscono il colore della loro pelle, per farli sembrare svedesi bianchi, invece che i soliti criminali arabi ed africani piú scuri. La loro scusa è che l’identità etnica è un dettaglio irrilevante, ma è rilevante quanto basta per loro che sentono la necessità di falsificarlo. Ovviamente, la verità è che è assolutamente importante [sapere da dove provengano gli stupratori]. Quando si tratta di stupratori mussulmani che vengono dal Terzo Mondo, l’identità etnica è l’informazione piú importante, perché gli uomini mussulmani originari del Terzo Mondo hanno un background culturale secondo cui lo stupro è normale (nel caso non me lo aveste sentito dire poco fa).

In breve, un giornalista svedese non è soltanto un bugiardo ed un impostore, ma anche un lebbroso dal punto di vista morale e, soprattutto, un traditore. E se lavori per gli organi di informazione svedesi, sto parlando proprio di te, razza di ignobile scarafaggio vigliacco! Ogni volta che contribuisci a nascondere l’identità etnica di uno stupratore immigrato, fai in modo che un’altra donna svedese possa venire violentata, fornendo consapevolmente un quadro distorto del rischio che lei corre. Sei in possesso di informazioni vitali che potrebbero garantire la sua sicurezza, ma che decidi di non darle, perché la tua piccola mente progressista è bacata. Quando un giorno accadrà la stessa cosa a tua moglie o a tua figlia o a qualche altra persona a te cara, e accadrà di certo, dovrai affrontare la dura realtà delle mostruosità che tu e quelli come te avete commesso. E non vorrei essere nei tuoi panni quando quel giorno arriverà. Anzi, non vorrei mai trovarmi nei tuoi panni.

Forse non dovrei dirlo, ma voglio dirlo lo stesso: chiaramente, non c’è niente di divertente nello stupro, ma qualora una giornalista svedese dovesse mai subire uno stupro di gruppo da parte di immigrati mussulmani, sarebbe difficile non mettersi a ridere. Allo stesso modo in cui sarebbe difficile non mettersi a ridere se tutti i membri della Chiesa battista di Westboro prendessero l’AIDS. Se una giornalista svedese fosse violentata in gruppo da immigrati in uno di quei quartieri confortevoli e privi di immigrati, non sarebbe solo divertente: sarebbe giusto. Sarebbe la cosa piú giusta mai capitata in terra. E se questo è quello che serve, perché a questi criminali cresca un minimo di spina dorsale e dicano la verità, allora quanto prima una cosa simile accadrà, tanto meglio sarà. Per la Svezia e per l’Europa.

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