L’ISIS ci spiega perché ci odia e perché ci ha dichiarato guerra.

Di seguito, la traduzione di un articolo che compare nel numero 15 di Dabiq, la rivista mensile di propaganda dello Stato Islamico. In esso, il califfato spiega agli Occidentali le ragioni della guerra che conduce e degli attacchi terroristici che mette a segno. Per chiarezza, Dabiq, il nome della rivista, è l’equivalente islamico di Armageddon. Nell’articolo si parla di mujahid. Jihadista è un termine inventato dalla stampa occidentale per indicare il terrorista islamico, ma nell’islam esiste solo il termine mujahid, termine con una valenza sacra in quanto proveniente dallo stesso Corano, che indica chi compie il proprio dovere religioso combattendo il jihâd contro gli infedeli. Inoltre, vi si menziona la fitra, concetto teologico islamico che si riferisce alla natura incontaminata di ogni essere umano, in virtú della quale si è tutti mussulmani alla nascita e si viene traviati in seguito dall’educazione impartita dai genitori. La jizya è il tributo che ebrei e cristiani devono pagare ai mussulmani per poter vivere in pace, ma in condizione di totale sottomissione, per non essere derubati, ridotti in schiavitú o uccisi. La tregua temporanea di cui si parla è una mossa strategica tipicamente islamica risalente a Maometto, conosciuta come hudna, in base alla quale si offre ai miscredenti una temporanea cessazione delle ostilità allo scopo di ricostituire le proprie forze e di riprendere il jihâd al momento opportuno.

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Il profeta pericoloso.

Traduzione dell’articolo di Hamed Abdel-Samad pubblicato qui. Abdel-Samad è uno scrittore di origine egiziana naturalizzato tedesco. Figlio di un imam sunnita e un tempo membro dei Fratelli Musulmani, ora è dichiaratamente ateo.

Muhammad entra alla Mecca col suo esercito e distrugge gli idoli.

Muhammad entra alla Mecca col suo esercito e distrugge gli idoli.

 

Molti mussulmani sono tuttoggi prigionieri della figura misteriosa di Muhammad, il quale visse nel VII secolo. Ma anche il Muhammad storico è un prigioniero: dell’eccesso di venerazione da parte dei mussulmani e della loro pretesa che sia un personaggio intoccabile. L’onnipresenza del profeta nell’istruzione e nella politica e l’esagerata enfasi che si dà alla componente religiosa in molte società islamiche impediscono di poter ricorrere ad altri esempi in base ai quali formare la propria identità. Ogni cosa risale a lui, la sua presenza aleggia dappertutto e determina la quotidianità dei cittadini, politici e teologi mussulmani. Al contempo, il legame emotivo dei mussulmani con Muhammad e la sconsiderata sovrastima del profeta impediscono un confronto storico-critico col fondatore dell’islam. Continua a leggere

L’islam è l’ignoranza della scienza del sacro.

Di Salem Ben Ammar.

Quando una bomba è esplosa vicino all’entrata dell’aeroporto di Kabul, in Afghanistan, uccidendo almeno venti persone, mi hanno chiesto di mettere online questa rubrica di Salem Ben Ammar sull’islam dei lumi. Forse era un riferimento ai lampi delle esplosioni.

Jean Patrick Grumberg

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Istruzioni su come negare il problema della violenza nell’islam.

Istruzioni su come evitare di mettere in discussione l’islam, ovvero come la maggior parte dei media ci impedisce di porre domande imbarazzanti sul Corano e sulla violenza ad esso connessa. Di Peter Townsend. L’originale è qui.

Charlie-Hebdo-Media-Playbook Continua a leggere

La riforma islamica.

La seguente è la traduzione dell’articolo The Islamic Reformation di Ali Eteraz. L’originale è pubblicato qui. L’articolo contiene alcune considerazioni di politica estera e alcune valutazioni riguardo ad alcuni gruppi e personalità di chiara estrazione fondamentalista islamica che non sono condivise da chi gestisce questo blog. Il pezzo è, nonostante ciò, pregevole per la lucida analisi della riformabilità dell’islam effettuata da un intellettuale mussulmano di origine pachistana.

Quanti invocano una riforma islamica non hanno capito che, purtroppo, essa è già avvenuta. Continua a leggere

Perché l’islam non può essere interpretato male.

L’islam delle origini non conosce una dimensione spirituale. Muhammad, infatti, riceve la rivelazione islamica da eremita in una caverna per apprendere in seguito che Allah vieta sacerdozio e monachesimo e fa della guerra agli infedeli e del proselitismo un dovere assoluto. Una religione che non ha mai potuto né contemplare, né riflettere sul proprio dio, perché costui è assolutamente trascendente e totalmente altro dall’uomo (al punto che Allah non si degna mai di parlare direttamente al sigillo dei profeti, come viene definito Muhammad nell’islam), non ha potuto che sfociare nel legalismo e nel fanatismo. Le conseguenze di questa paralisi congenita del pensiero nell’islam si possono constatare tuttoggi: nel terrorismo, lí dove l’islam stenta a prendere il sopravvento, e nell’introduzione della shar’ia ai danni della laicità, lí dove l’islam è maggioritario. Continua a leggere